Il 29 aprile ha aperto a Venezia, presso la Fondazione dell’Albero d’Oro, una mostra intitolata “Nicolò Manucci, il Marco Polo dell’India. Un veneziano alla corte Moghul nel XVII secolo”.Questo evento espositivo, ospitato a Palazzo Vendramin Grimani, celebra la vita e i viaggi di Nicolò Manucci (1638-1720), un veneziano di umili origini che, spinto dal desiderio di avventura, lasciò la sua città natale nel novembre del 1653 per l’Oriente e non fece mai più ritorno.
La mostra offre un viaggio nella vita e nelle avventure di Manucci, che, attraverso i suoi scritti, ha lasciato una testimonianza unica della corte Moghul. Per la prima volta, il suo intero lascito è stato riunito ed esposto, grazie alla collaborazione tra la Bibliothèque nationale de France di Parigi, la Staatsbibliothek di Berlino e la Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia. In particolare, i visitatori potranno ammirare il Libro Rosso, il Libro Nero, e i manoscritti originali della “Storia del Mogol”, corredati dalle loro successive trascrizioni.
La mostra, aperta fino al 26 novembre, presenta non solo questi preziosi documenti, ma anche una ricca selezione di manufatti, elementi decorativi e installazioni digitali. Queste ultime permettono di esplorare le pagine dei manoscritti e di immergersi nei colori e nelle illustrazioni di un’epoca ormai scomparsa, offrendo così una visione unica della vita culturale, politica e sociale dell’India Moghul.
Nicolò Manucci, pur non essendo uno studioso o un letterato, ha documentato con grande intelligenza e curiosità la storia dell’impero Moghul, includendo nei suoi scritti numerosi episodi autobiografici. La mostra permette ai visitatori di scoprire i dettagli di questa straordinaria vicenda umana e letteraria, rendendo omaggio a un uomo che, con tenacia, ha catturato le sfumature di un mondo affascinante e lontano.
Fonte: Aise

