Radicchio di Treviso: protezione contro le imitazioni straniere

Il Consorzio di Tutela del Radicchio Rosso di Treviso, che rappresenta circa 150 produttori locali, ha preso una posizione ferma contro le visite di agricoltori americani interessati a imparare le tecniche di coltivazione del celebre prodotto veneto. Questa decisione è stata comunicata dal presidente del consorzio, Andrea Tosatto, in risposta alla recente notizia dell’arrivo di imprenditori americani invitati da un’azienda produttrice di macchine agricole.

Negli ultimi anni, il consorzio ha notato una crescente tendenza da parte di agricoltori americani, in particolare nell’Oregon, a replicare le tecniche di coltivazione del radicchio rosso di Treviso. Tosatto ha affermato: «Negli Stati Uniti ci sono dei produttori che ci imitano e usano persino il nostro nome. Ora vengono pure qui e pretendono che gli insegniamo i nostri segreti. È ora di finirla», ha detto Tosatto. 

Il radicchio rosso di Treviso, una varietà di cicoria, è tutelato dall’Indicazione Geografica Protetta (IGP). Questa certificazione, rilasciata dall’Unione Europea, riconosce i prodotti agricoli e alimentari di alta qualità legati a un determinato territorio. La produzione avviene in un’area che comprende 24 comuni tra le province di Treviso, Padova e Venezia. Le varietà di radicchio tutelate sono tre: il radicchio rosso tardivo, il radicchio rosso precoce e il variegato di Castelfranco.

La coltivazione del radicchio rosso tardivo richiede una semina in luglio, in terreni ben drenati. La raccolta avviene solo dopo le prime brinate di novembre, mentre il processo di imbianchimento è fondamentale per ottenere il caratteristico colore rosso. Per il radicchio rosso precoce, la raccolta inizia a settembre senza il processo di imbianchimento. Il variegato di Castelfranco, un incrocio tra il radicchio di Treviso e la scarola, ha una diversa procedura di raccolta e imbianchimento.

Tutti questi passaggi, dalla semina all’imbianchimento, fanno parte di un rigoroso disciplinare: regole che le aziende agricole devono seguire per produrre e vendere le tre varietà con il marchio IGP. Ogni agricoltore, tuttavia, ha sviluppato tecniche sue, sperimentate in decenni di lavoro e che possono cambiare la selezione dei semi, il tipo di terreno seminato, il tipo di cassette e di vasche per l’imbianchimento, fino alle tecniche di pulizia. «Non abbiamo nulla da nascondere relativamente al nostro disciplinare», ha scritto il consorzio in un comunicato. «Il processo di produzione è infatti noto, ma è fondamentale comprendere che dietro a una cicoria come il radicchio di Treviso c’è oltre un secolo di esperienza data dal lavoro dei produttori, e non avrebbe alcun senso sviluppare questa coltura al di fuori delle zone autorizzate alla produzione».

Il divieto di accogliere agricoltori americani si inserisce in un contesto più ampio di protezione e valorizzazione della tradizione agricola veneta. Il consorzio ha anche cercato di esportare il radicchio rosso negli Stati Uniti, ma la complessità logistica di mantenere la qualità del prodotto durante il trasporto rappresenta una sfida. 

Nel 2022 e 2023, il consorzio ha registrato la produzione di 300 tonnellate di radicchio precoce e 712 tonnellate di tardivo, con un valore complessivo di circa 10 milioni di euro. Questi numeri evidenziano l’importanza economica del radicchio rosso di Treviso per il territorio e il suo potenziale di mercato, che il consorzio è determinato a proteggere da imitazioni non autorizzate.

Il consorzio, pur dichiarando di non avere nulla da nascondere riguardo il proprio disciplinare di produzione, è convinto che le specifiche tecniche e le tradizioni legate al radicchio di Treviso non possano essere replicate al di fuori delle zone autorizzate, in virtù di un patrimonio di esperienza secolare.

Fonte: Il Post

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