Nel cuore di un bosco, lontano dai rumori della tecnologia, si trova l’osteria Ai Pioppi, che dal 1969 ha dato vita a un luna park unico nel suo genere, dove le giostre sono meccaniche e non hanno bisogno di elettricità per funzionare. Le 50 attrazioni, tutte costruite a mano da Bruno Ferrin, sono alimentate esclusivamente dalla partecipazione fisica degli utenti, che devono impegnarsi per farle muovere. Un parco che invita tutti, grandi e piccoli, a essere attivi, a “faticare” per il divertimento, contrariamente ai parchi a tema dove l’esperienza è passiva. “Il divertimento è maggiore se – racconta Ferrin – ti diverti e fai fatica. Alle sagre o nei parchi a tema si è passivi rispetto alle attrazioni. Qui si è attivi”. Ferrin, che oggi ha 87 anni e viene aiutato da figlie e nipoti nella gestione del parco, maneggia ancora frese e saldatrici come 50 anni fa: “Negli anni verdi neanche mi fermavo per mangiare e – ricorda – la mattina lavoravo come fornitore di lieviti per panifici, poi venivo qui a costruire le giostre fino a mezzanotte”, ricorda. “E difatti io ero gelosa della saldatrice – scherza la moglie Marisa – perché stava più con lei che con me”. Passeggiare nel parco, dove spuntano attrazioni come il “Giro della morte”, “L’uomo vitruviano”, “Le catenelle”, lascia a bocca aperta al pensiero che tutto sia stato costruito da un solo uomo. Perché se è vero che per lavori più complessi, come la messa a terra delle opere o la piegatura del ferro, Ferrin si è necessariamente rivolto a terzi, è altrettanto veritiero che idee e lavorazioni provengono dalla sua mano. Nel parco Ferrin è una star. A decine lo fermano per complimentarsi con lui e scattarsi una foto. “Auguro a tutti – ci dice – di vivere una vita come la mia. Se venisse Mago Merlino a chiedermi di esprimere qualsiasi desiderio, gli direi che non voglio niente perché sono talmente soddisfatto di ciò che ho fatto che non desidero più nulla”.
Fonte: La Stampa

