Pietro, Adele, Carla, Giuseppina, Pompilio, Giuseppe, Annita, Amedeo, Renzo, Ivana. Sono i nomi di dieci bambini, tra gli otto e i dodici anni morti sotto le bombe del 7 aprile 1944. I piccoli, di età compresa tra i 4 e i 12 anni, erano rimasti esclusi dal conteggio ufficiale delle vittime perché deceduti nei giorni e nei mesi successivi a causa delle ferite riportate. Questo doloroso capitolo è stato riscoperto grazie alla determinazione da Dino Daniotti dell’Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra, alla costanza di Antonello Hrelia e al lavoro certosino di archivio condotto da Thomas Stigari, funzionario dell’anagrafe.
I nomi verranno aggiunti alla lapide che ricorda i bambini deceduti sotto le bombe di quel 7 aprile.
Il parroco di Santa Maria del Rovere, don Adelino Bortoluzzi, ha già dato il proprio consenso. La lista quindi comprende: Pietro Fontebasso di 10 anni; Adele di Laura (età sconosciuta); Carla Dorigo (12 anni); Giuseppina Umilesi (8 anni, mai trovata); Pompilio De Zottis (11 anni); Giuseppe Poloniato (10 anni); Annita Poloniato (6 anni); Amedeo Baza (12 anni); Renzo Re (12 anni); Ivana Zorzi (4 anni). Per arrivare alla loro identità sono stati controllati tutti gli atti di morte tra il 1944 al 1950: «Grazie all’incrocio di dati che già avevo – racconta Hrelia – abbiamo potuto riscontare che ben 10 bambini in più sono morti per ferite successivamente al 7 aprile. Ora possiamo ricordarli tutti».
Il progetto di ricerca è stato avviato da Dino Daniotti, presidente della sezione trevigiana dell’associazione, e da Antonello Hrelia, esperto della storia del bombardamento. La ricerca è stata possibile grazie al supporto del consigliere comunale Davide Acampora e dell’assessore Gloria Sernagiotto, che hanno sbloccato l’accesso agli archivi anagrafici. «Questa ricerca è stata fatta su spinta dell’associazione Vittime – continua Hrelia – ringraziamo anche l’ufficio anagrafe del Comune e l’assessore di competenza Gloria Sernagiotto, ma soprattutto il responsabile dell’ufficio anagrafe Thomas Stigari che ha dedicato molto del suo tempo a fine orario lavorativo per consultare i faldoni e giungere a questa sorprendente scoperta. Soltanto lui ha potuto mettere mano agli archivi essendo ufficiale di stato civile, perché per legge nessun altro poteva accedervi sulla base di stringenti divieti burocratici». Per Acampora è stato compiuto un piccolo gesto ma di grande significato: «Finalmente la memoria di questi 10 bambini sfortunati dopo 80 anni potrà riaffiorare, andando a sommarsi ad un bilancio già molto tragico. Tuttavia sono soddisfatto che questa ricerca, andata avanti diversi mesi, abbia portato a dei risultati e mi auguro che presto i nomi di quegli Angeli possano essere trascritti e aggiunti sulla lapide posizionata all’interno della Chiesetta Delle Acquette. Da parte mia ci sarà massima disponibilità per farlo al più presto».
Fonte: Il Gazzettino

