Il Cimitero dei Burci di Treviso, uno degli angoli più significativi della storia del fiume Sile, è in grave pericolo di scomparire per sempre. Le 13 imbarcazioni da trasporto abbandonate tra il 1974 e il 1975, insieme ai resti di altre 8 barche, sono sempre più deteriorate. Negli ultimi giorni, le forti piogge e l’innalzamento del livello del fiume hanno aggravato ulteriormente la situazione, rendendo i relitti più vulnerabili. Luigi Calesso, della Coalizione Civica, lancia l’allarme e chiede un intervento immediato da parte delle istituzioni locali, tra cui i comuni lungo il Sile, la Regione Veneto e l’Ente Parco Regionale del Fiume Sile.
Calesso sottolinea come lo stato del cimitero dei burci sia drammaticamente peggiorato negli ultimi mesi, con il rischio che questo prezioso sito archeologico sparisca per sempre. Secondo l’esponente politico, non solo le condizioni atmosferiche hanno influito, ma il deterioramento dei relitti è un fenomeno che va avanti da anni e che rischia di far perdere una parte importante della storia del territorio: «È impietoso il confronto tra le foto scattate un anno fa e oggi. Lo stato del cimitero dei burci è gravemente peggiorato, anche a seguito dell’innalzamento del livello del Sile negli ultimi giorni – osserva Calesso – quando le acque torneranno al loro regime ordinario sarà sicuramente visibile qualcosa in più dei relitti, che costituiscono un vero sito archeologico alle porte della città».
I relitti nel cimitero dei burci risalgono al 1937 e rappresentano un simbolo storico e culturale del Sile. Oltre ad essere un’importante attrazione turistica, gli affascinanti resti delle imbarcazioni sono parte integrante di uno degli itinerari naturali più belli attorno alla città. Per questo, Calesso fa un appello urgente alle istituzioni affinché intervengano per salvare e conservare il sito, proponendo due soluzioni: un intervento diretto sui relitti per favorirne la conservazione in loco, oppure il recupero di alcune imbarcazioni per esporle in un museo dedicato alla storia del fiume Sile e delle sue imbarcazioni storiche.
Fonte: Il Gazzettino

