Il Bailo di Treviso si rinnova con nuove opere e spazi espositivi

Dal 17 luglio 2024, il Museo Luigi Bailo di Treviso ha inaugurato il percorso permanente “Donazioni e donatori”, che presenta una selezione di oltre cento opere, distribuite su sette nuove sale. Questa iniziativa si inserisce in un progetto di ampliamento che ha consentito al museo di arricchire la propria collezione grazie a importanti donazioni private, considerato che i fondi pubblici per l’acquisto di opere d’arte sono molto limitati. 

Il percorso espositivo si apre con il Torso femminile di Augusto Murer, scultore noto per il suo stile che fonde classicismo ed espressionismo. Un altro pezzo centrale è La sposa felice di Arturo Martini, scultura che esprime la dinamica di un salto di felicità, destinata a sfidare la legge di gravità. Questo è solo uno degli esempi che raccontano l’evoluzione dell’arte italiana del XX secolo. 

Le nuove acquisizioni del Museo Bailo

Il museo ha arricchito la sua collezione con una vasta selezione di opere, come le sculture di Carlo Conte, donate dalla sua famiglia, che rispecchiano l’arte italiana contemporanea. Una nuova sala dedicata all’Ottocento ospita il paesaggista Ippolito Caffi, con opere come Ascensione in mongolfiera sulla campagna romana, che esprime la luce emotiva attraverso scenari vasti e suggestivi. Inoltre, il museo celebra l’arte onirica di Carmelo Zotti, con opere donate dalla vedova del pittore, Brigitte Brand.

Al Museo Balio un omaggio alla generosità dei collezionisti

“Dedicare le sale a donazioni e donatori significa omaggiare la generosità dei collezionisti. Dietro ogni donazione c’è la volontà di consegnare alla memoria collettiva opere amate e conservate in famiglia”, dichiara l’assessore alla Cultura Maria Teresa De Gregorio, mentre il direttore dei Musei Civici Fabrizio Malachin ricorda che “La tradizione di destinare alle raccolte civiche i tesori artistici di famiglia è antica quanto il nostro museo, la cui data di nascita coincide proprio con la donazione della raccolta di Margherita Grimaldi Prati nel 1851. Sul suo esempio molti altri donatori hanno consentito che le collezioni pubbliche incrementassero fino alla consistenza attuale: una tradizione che non si è mai interrotta”.

Fonte: Artribune 

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