Treviso si conferma protagonista nella sostenibilità ambientale: sesta in Italia e prima in Veneto nella classifica Ecosistema Urbano 2024, realizzata da Legambiente in collaborazione con Ambiente Italia e Il Sole 24 Ore. I 20 indicatori considerati — dalla qualità dell’aria alla mobilità sostenibile — hanno evidenziato punti di forza importanti: raccolta differenziata all’87,1%, produzione ridotta di rifiuti urbani (440 kg annui pro capite), 27 metri di piste ciclabili ogni 100 abitanti, 27,7 alberi pubblici ogni 100 abitanti e una significativa spinta verso le comunità energetiche.
«Ci confermiamo saldamente come primo capoluogo del Veneto e fra le migliori città italiane e questo è un risultato che ci riempie d’orgoglio», le parole del sindaco Mario Conte. «Ci sono aspetti su cui bisogna ancora lavorare e che rappresentano le priorità dei prossimi anni, dalla qualità dell’aria alla dispersione idrica, dove stiamo già migliorando molto grazie ai cantieri con ATS e agli investimenti fatti grazie al Piano di Riforestazione urbana, che ci ha permesso di programmare il verde cittadino in base ad uno specifico progetto, così come ci stanno premiando le scelte urbanistiche votate al “consumo di suolo zero”. Politiche, queste, che ci hanno permesso di diventare la Città Verde d’Europa Green Leaf 2025 Nondimeno, i risultati in ambito raccolta differenziata e rifiuti certificano come i cittadini siano sensibili e partecipino attivamente. Analizzare e valutare gli indicatori e capire dove si può e si deve migliorare». «Inoltre, credo che il punto di forza di Treviso risieda nell’area vasta, che vede la condivisione di politiche virtuose con altri 20 comuni».
Il contesto nazionale mostra un’Italia a due velocità: Nord sempre più green, Sud in forte ritardo. Reggio Emilia conquista il primo posto, seguita da Trento e Parma. Al contrario, città come Napoli, Crotone, Reggio Calabria e Catania occupano gli ultimi posti. Il rapporto sottolinea come smog, consumo di suolo e mobilità insostenibile restino sfide aperte, aggravate anche dall’overtourism.
I commenti di Legambiente
«Per città più sostenibili, resilienti e sicure – dichiara Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – serve un’azione congiunta a livello nazionale e territoriale da parte del governo, delle Regioni e dei capoluoghi di provincia. Oggi, purtroppo, i temi ambientali sono i grandi dimenticati dall’agenda politica, che affronta i temi legati alla sicurezza dei cittadini, solo in riferimento ai fenomeni migratori, ma serve affrontare questo problema sotto tutti i punti di vista, senza lasciare da soli gli amministratori locali nella sua risoluzione. Da parte del governo nazionale servono politiche coraggiose, a 360 gradi, e risorse economiche all’altezza della sfida per rendere davvero sicuro il nostro Paese. Si pensi ad esempio all’adattamento alla crisi climatica, che causa sempre più danni e perdite di vite umane; alla rigenerazione urbana e alla messa in sicurezza degli edifici, dalla presenza di amianto e dal rischio terremoti alla lotta allo smog, che causa quasi 50mila morti premature solo per il Pm2,5, o al processo di miglioramento del livello qualitativo dei controlli ambientali in capo alle Agenzie regionali protezione ambientale, oggi disomogenei sul territorio nazionale».
«Quest’anno – commenta Mirko Laurenti, dell’ufficio scientifico di Legambiente e curatore del report Ecosistema Urbano – sono stati introdotti alcuni cambiamenti ormai necessari per mantenere sempre aggiornato il nostro studio che è in continua evoluzione con l’obbiettivo di far sì che la classifica rispecchi sempre più la realtà urbana. Dai dati di questa edizione 2024 emerge, con ancora più evidenza, come l’unica via sostenibile per rilanciare davvero il Paese, cominciando dalle città, sia ripensare le realtà urbane del futuro con meno auto e più mezzi meno inquinanti, su ferro ed elettrici, più mobilità sostenibile ed economia circolare, più infrastrutture intelligenti».
«Apprezziamo l’autocritica dell’amministrazione: come già condiviso, c’è molto ancora su cui lavorare non solo per evitare di scendere in classifica, ma soprattutto per risolvere dei nodi fondamentali per la qualità della vita di cittadine e cittadini, nella consapevolezza che ad esempio i morti in strada tra gli utenti deboli sono nettamente aumentati» conclude Fabio Tullio, presidente di Legambiente Treviso. «Queste indagini di ampio respiro sono fondamentali per capire a che punto siamo in termini di sostenibilità, ma come circolo abbiamo uno sguardo privilegiato e ravvicinato sul territorio che ci permette di mettere ancora più a fuoco questo scenario. Al di là del successo ottenuto sul tema della raccolta differenziata, per il quale Contarina è uno dei modelli di riferimento a livello nazionale, riconosciamo il lavoro dell’amministrazione comunale rispetto all’opera avviata (e tanto attesa) di ATS di collettamento alla rete fognaria. Al contempo però osserviamo con preoccupazione la mancanza di chiarezza e prese di posizione forti su temi come l’aeroporto, la tutela delle zone umide e la gestione del traffico, utili a migliorare la qualità dell’aria diminuendo, tra gli altri, i rischi sanitari; crediamo che proprio il tema traffico veicolare non possa essere risolto con la recente proposta di “terza corsia” del Put, che, seppur dedicata ai bus, oltre a generare ulteriore traffico (paradosso matematico di Braess), consumerebbe ulteriore suolo, rischiando di sacrificare ancora aree verdi e spazio per pedoni e biciclette che dovrebbero essere utenti privilegiati dentro le mura e nel primo fuori mura; si dovrebbe puntare ad un trasporto pubblico più efficiente e adeguatamente promosso, coinvolgendo l’area vasta verso una gestione diffusa della mobilità urbana, anche riattivando un confronto sul progetto di liberalizzazione del tratto Treviso Sud – Treviso Nord dell’A27. Oltre alle dichiarazioni, è opportuno rendere effettivo il “consumo di suolo zero” con tutti gli strumenti e i mezzi disponibili, cementificazione che risulta invece in crescita. Infine, riteniamo fondamentale privilegiare il coinvolgimento sia delle associazioni nei nuovi “osservatori” annunciati, sia della cittadinanza, applicando maggiore trasparenza nelle scelte e una maggiore comunicazione inclusiva»
Il report Ecosistema Urbano 2024 porta in primo piano anche due esempi di rigenerazione urbana. Il caso di Latina, a sud di Roma, che ha dato avvio al progetto ‘A gonfie vele, in direzione ostinata e contraria’ per realizzare nuove strutture di edilizia residenziale pubblica e riqualificare aree degradate, puntando su innovazione e sostenibilità. Il cantiere è appena partito. Altro esempio, l’Acer di Ferrara che ha realizzato negli ultimi vent’anni alcuni interventi di edilizia residenziale sociale e pubblica ampliando l’offerta di abitazioni in locazione a canone sociale o convenzionato, riqualificando aree urbane degradate o marginalizzate sulla base dei principi di sostenibilità.
Due posizioni in meno rispetto al 2023
«Treviso scivola dal 4° posto del 2023 al 6° nella classifica Legambiente Sole 24 Ore “Ecosistema urbano” dei capoluoghi di provincia (qui i dati: https://lab24.ilsole24ore.com/ecosistema-urbano/) ma, come sempre, l’unico dato veramente invidiabile è quello per la percentuale di raccolta differenziata (2° posto)» commenta Gigi Calesso, di Coalizione Civica per Treviso«L’altra “classifica parziale” in cui la nostra città è tra le prime 10 (9° posto) è quella relativa alla presenza di piste ciclabili. Il problema, però, è il solito: la maggior parte delle piste ciclabili in città è rappresentata unicamente da una striscia gialla sull’asfalto che non garantisce alcuna separazione fisica tra autoveicoli e ciclisti e, di conseguenza, non rappresenta un elemento di sicurezza per questi ultimi. Ma i problemi più gravi che emergono dalle “classifiche parziali” del rapporto sono gli ambiti in cui la nostra città continua a rimanere pesantemente indietro: energia solare nelle sedi di istituzioni pubbliche (58°posto), uso efficiente del suolo (30°), concentrazioni nell’aria che respiriamo di ozono PM10 (89°), PM2,5 (82°, biossido di azoto (75°), ozono (45°). E non siamo certo ai primi posti neppure per presenza di ZTL (37° posto, rispetto al 19° del 2023), isole pedonali (58°), alberi su aree pubbliche (28° posto) e offerta del trasporto pubblico locale (24° posto)».
«Le questioni dell’inquinamento atmosferico, del consumo di suolo, del trasporto pubblico locale e della ciclabilità» continua Calesso «sono strettamente intrecciate perché anche l’impermeabilizzazione di aree verdi contribuisce alla permanenza di polveri sottili nell’aria (che vengono invece assorbite dalle aree verdi) e perché un trasporto pubblico comodo ed efficace e un utilizzo sicuro della bicicletta sono antidoti al prevalere della circolazione di autoveicoli privati. Penso, quindi, che gli interventi vadano indirizzati in 3 direzioni.
1) Un trasporto pubblico locale adeguato per frequenza, orari, percorsi e costi alle esigenze degli studenti, dei lavoratori, delle famiglie perché costituisca una reale alternativa all’utilizzo dell’autoveicolo privato per gli spostamenti quotidiani legati.
2) Piste ciclabili sicure. La seconda grande alternativa all’utilizzo dell’autoveicolo privato è la bicicletta il cui utilizzo, però, ha bisogno non solo di piste ciclabili ma di piste che garantiscano la sicurezza ai ciclisti e l’impossibilità di essere utilizzate come “parcheggi supplementari” per le auto.
3) Basta consumo di suolo. Ogni lottizzazione in più in un’area verde significa minore capacità del territorio di assorbire le polveri sottili e comporta l’aumento del traffico di autoveicoli privati perché le nuove zone residenziali molte volte non sono servite dal trasporto pubblico o non lo sono in modo adeguato. Le ristrutturazioni devono diventare la “normalità” dell’attività edilizia. Queste sono, a mio avviso, misure concrete ed efficaci per contribuire a migliorare la “posizione ambientale” della città: certo, svantaggiano l’utilizzo dell’autoveicolo privato, riducono le possibilità di guadagno in edilizia (perché recuperare è più costoso che costruire da zero) ma la sostenibilità ambientale non si ottiene senza scelte impegnative che mettono in discussione abitudini ed equilibri economici consolidati. Altrimenti è tutto solo greenwashing e nelle classifiche continueremo ad essere “salvati dai rifiuti”».
Fonte: Treviso Today

