Vincenzo Odoguardi, vicepresidente mondiale del Movimento Associativo Italiani all’Estero (MAIE), interviene da New York nel dibattito sul nuovo decreto sulla cittadinanza italiana: ribadisce che l’Italia non è un paese da ius soli, sostenendo che “chi ha sangue italiano è italiano”.
Pur comprendendo le ragioni che hanno portato alla proposta del decreto, l’esponente del MAIE critica duramente la forma con cui è stato presentato, definendola “una delle peggiori possibili”.
Odoguardi sottolinea il ruolo cruciale delle comunità italiane all’estero nella promozione della cultura e dei prodotti italiani nel mondo. L’identità italiana, secondo lui, non è legata alla territorialità, ma a un patrimonio culturale ricchissimo fatto di dialetti, gastronomia, vino, design, moda e siti UNESCO. Il vicepresidente del MAIE esprime particolare preoccupazione per la nota tecnica allegata al decreto, che considera gli italiani all’estero come “un problema di sicurezza nazionale”, un’offesa “inaccettabile” che rischia di far perdere la lingua, la cultura e i valori italiani alle future generazioni di discendenti.
Per tutelare la comunità italiana all’estero, il MAIE ha presentato diversi emendamenti al Senato. La richiesta principale è di eliminare la dicitura “nato in Italia”, che obbligherebbe i figli di italiani nati all’estero a risiedere in Italia per almeno due anni per poter trasmettere la cittadinanza.

