Brusar la vecia

“Brusar la vecia” è una manifestazione tradizionale della Marca Trevigiana e di altre zone del Veneto che si svolge ogni anno a metà Quaresima. Secondo gli studiosi di folclore si tratterebbe di un’usanza derivata da antichi riti pagani, sopravvissuti dalla notte dei tempi e celebrati dal popolo in parallelo con quelli ufficiali della Chiesa.

Il rituale consiste nel bruciare su un rogo la “vecia”, ovvero un “fantòc” o “putinòt” dalle sembianze più brutte possibili, a scopo propiziatorio, per chiudere con la vecchia stagione e con gli affanni dell’inverno e augurarsi un’annata prospera. Usare gli sterpi e le ramaglie per bruciare la vecchia significava anche far pulizia nei campi e prepararli per i lavori di primavera, completando ciò che si era iniziato con i roghi dell’Epifania, quelli che in quasi tutta la Marca Trevigiana vengono definiti “panevìn”.

La tradizione vuole che nei giorni precedenti al rogo, la vecchia venisse fatta girare su un carro per le vie del paese – ora su un trattore o su un furgone – e poi esposta al pubblico in piazza. Nella sera fatale destinata alla condanna, dopo aver subito un regolare processo, faceva testamento. I contenuti di esso davano la possibilità agli autori del testo, che dovevano essere rigorosamente anonimi, di ridicolizzare fatti e personaggi, di sfogare vecchi rancori e di esprimere attraverso l’ironia e il sarcasmo quello che non si era potuto dire durante l’anno. Il processo terminava infallibilmente con la condanna al rogo della “vècia” e l’accensione del fuoco purificatore.

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