L’unità operativa di Medicina dello sport dell’Ulss 2, diretta dal dottor Patrizio Sarto, grazie all’esperienza acquisita con il progetto di monitoraggio dei giovani atleti con gravi patologie cardiovascolari, è stata nominata Centro di riferimento regionale per lo sport nei giovani con cardiopatia.
Il centro offre un percorso unico in Italia, caratterizzato da un approccio integrato che coinvolge medici, psicologi e operatori sanitari. La sede principale si trova alla Madonnina di Treviso, ma è possibile contare anche su una fitta rete provinciale di ambulatori (Motta di Livenza, Vittorio Veneto e Pieve di Soligo per citarne solo alcuni). Il tema del fare squadra è stato essenziale per l’ottenimento del prestigioso riconoscimento. Ad oggi sono tra i 50 e i 60 i ragazzi presi in carico, altrettanti quelli in lista d’attesa. Si tratta di atleti dai 10 anni in su, con un età media di 17 anni. Il centro offre un percorso unico in Italia, caratterizzato da un approccio integrato che coinvolge medici, psicologi e operatori sanitari.
Il convegno
Per approfondire le attività e i progetti del Centro, è stato organizzato un convegno sabato 17 giugno presso l’ospedale di Treviso, dal titolo: “Lo sport nei giovani cardiopatici: perché, come e quando”. Il convegno, aperto a tutti i cittadini, sarà un’importante occasione per discutere temi come il Registro Veneto delle morti improvvise, l’importanza della catena del soccorso e le emozioni dei giovani dopo la diagnosi. Il programma prevede interventi di esperti di rilievo come la dottoressa Cristina Basso e il dottor Giovanni di Salvo, e la partecipazione di testimoni diretti.
L’incontro informativo è aperto a tutti i cittadini interessati, in particolare a genitori con figli iscritti ad associazioni sportive locali. Interverranno alcuni dei maggiori esperti del settore come la dottoressa Cristina Basso, direttrice dell’Unità operativa complessa di patologia cardiovascolare all’Università di Padova, e il dottor Giovanni di Salvo, direttore dell’Unità di Cardiologia Pediatrica sempre all’Università di Padova. L’ingresso è gratuito.
I commenti
Il direttore generale dell’Ulss 2, Francesco Benazzi, ha espresso la sua gratitudine per il riconoscimento, sottolineando il valore della collaborazione tra specialisti e la dedizione del team e ha evidenziato i risultati del progetto. “A febbraio l’équipe del dott. Sarto ha pubblicato su una delle riviste cardiologiche più importanti al mondo, European Herat Journal, i dati del proprio lavoro: in dieci anni sono stati valutati più di 22mila atleti per 65mila volte e sono state diagnosticate 69 patologie a rischio di arresto cardiaco. Ora siamo ben lieti, alla luce anche di questo riconoscimento, di mettere a disposizione ulteriori risorse per i ragazzi e le loro famiglie. L’esperienza dell’équipe in questi anni ha permesso di realizzare un percorso di presa in carico clinica, psicologica e sportiva, unico in Italia, che vede coinvolti specialisti di varie discipline: medici dello sport, cardiologi, psicologi, laureati in scienze motorie e personale infermieristico. Questo innovativo percorso di presa in carico del giovane cardiopatico è frutto della collaborazione con il Dipartimento cardiovascolare, il Suem 118 e il Servizio di Psicologia Ospedaliera: ad oggi sono più di 50 i ragazzi con età media attorno ai 16 anni seguiti dal Centro e altrettanti sono in attesa di essere presi in carico”.
“Quando un giovane riceve la diagnosi di cardiopatia e per questo viene escluso dal mondo sportivo – spiega il dottor Patrizio Sarto – c’è il possibile rischio che si esponga, da un lato all’adozione di stili di vita sedentari con conseguenze negative sullo sviluppo psicofisico causato anche dallo stato di fragilità psicologica secondario alla diagnosi, dall’altro alla negazione della patologia diagnosticata con prosecuzione dello sport in autogestione con possibili rischi, anche gravi, per la salute. Al fine di aiutare questi giovani pazienti e le loro famiglie è fondamentale che essi raggiungano uno stato di consapevolezza della diagnosi che permetta di cambiare comportamenti e stile di vita. Per questo viene fornita dall’équipe del Centro un’indicazione personalizzata sul tipo di esercizio fisico e sport da poter svolgere in sicurezza, mettendo in pratica quanto appreso durante il percorso di supporto”.
“Per i giovani cardiopatici seguiti dal Centro della Medicina dello Sport con questo percorso innovativo è stato attivato anche il coinvolgimento delle loro famiglie – ha aggiunto la dottoressa Marialuisa Ferramosca, direttore Suem118 -. Gli operatori del 118 stanno provvedendo a formare i familiari a saper riconoscere l’arresto cardiaco, spiegando loro le modalità con cui attivare il 118, praticare le compressioni toraciche e utilizzare il defibrillatore. Sono già stati effettuati quattro corsi che hanno permesso di formare in tal senso circa 60 familiari. Inoltre conoscere i ragazzi seguiti dal Centro ci permette di inserire nel gestionale dell’emergenza una specifica annotazione così, in caso di chiamata, si è preventivamente a conoscenza della situazione clinica del paziente che stiamo andando a soccorrere. Lavorare in sinergia tra Unità operative è il grande punto di forza della nostra Ulss. Solo così si raggiungono questi risultati”.
Fonte: Treviso Today

