Dal 23 giugno al 2 luglio, Treviso ospiterà la mostra fotografica Hyperborea, dell’artista lettone Olga Trebuhina. L’esposizione, ospitata presso SPAZIO SOLIDO in via Inferiore, è un viaggio visivo attraverso le trasformazioni urbane, focalizzandosi sugli spazi negativi creati dalle moderne architetture periferiche. L’ingresso è gratuito, e la mostra sarà aperta al pubblico nei giorni feriali dalle 17:00 alle 19:00, e nei weekend anche dalle 10:00 alle 12:00. L’inaugurazione, accompagnata da un talk con l’artista, si terrà giovedì 23 giugno alle 18:00.
Olga Trebuhina, architetto, fotografa e artista, ha studiato in Lettonia e in Italia, laureandosi in Architettura e Pianificazione Urbana presso l’Università di Riga nel 2013 e in Belle Arti presso l’Accademia d’Arte della Lettonia nel 2020. La sua arte si concentra sulle dinamiche di trasformazione dei territori urbani e naturali, utilizzando la fotografia come strumento per indagare la società attraverso il paesaggio.
La sua ricerca si dedica agli spazi negativi della città contemporanea, segnati dall’abbandono delle architetture storiche e dall’espansione di strutture moderne, come centri commerciali e parcheggi, che pur essendo simboli del progresso, creano vasti e impersonali vuoti urbani. Con tecniche fotografiche notturne, Trebuhina rivela la bellezza radicale del paesaggio urbano di Riga, facendo emergere paradossi e domande scomode che riflettono non solo una realtà locale, ma anche questioni di portata globale.
«Le trasformazioni urbane mi hanno sempre ispirato, mi hanno fatto venire voglia di esplorare, di riflettere sullo spazio che abitiamo, sullo spazio che creiamo. La città e la sua architettura sono probabilmente il ritratto più preciso di noi. Credo nel potere dell’immagine. Viviamo nell’era delle immagini, dei video, dell’infinito flusso di Instagram e TikTok pieno di stimoli visivi ogni giorno. Creiamo immagini e dopo, che ci piaccia o no, queste immagini ci formano» – dichiara l’artista lituana, che aggiunge: «Una fotografia è una sosta nel torrente costante di vita, nel suo rapido fluire. Quando si scatta una foto, si ottiene un piccolissimo frammento di vita, un microtaglio della sequenza. E poiché si tratta solo di una particella, l’osservatore di questa fotografia deve ricostruire o immaginare nella sua testa tutte le parti mancanti».
Questa mostra offre un’opportunità unica per esplorare, attraverso lo sguardo acuto e poetico di Trebuhina, le contraddizioni e le complessità delle città contemporanee.
Fonte: Il Gazzettino

