Le autorità sanitarie dell’ULS 2 hanno confermato ieri, 3 agosto, il primo caso di febbre West Nile registrato a Treviso. La paziente, una donna di 50 anni residente nel quartiere di Sant’Antonino, vicino al centro storico, ha manifestato sintomi tipici dell’infezione negli ultimi giorni: febbre, mal di testa, nausea, vomito, linfonodi ingrossati e un leggero sfogo cutaneo. Dopo aver effettuato test più approfonditi, è risultata positiva al virus Flaviviridae, responsabile della malattia.
Fortunatamente, non è stato necessario il ricovero ospedaliero e la donna sta trascorrendo un periodo di osservazione a casa. Nel frattempo, la zona circostante la sua abitazione è stata immediatamente sottoposta a un intervento di disinfestazione per prevenire ulteriori contagi.
La febbre West Nile, che l’anno scorso aveva colpito circa 30 persone nella provincia di Treviso, con focolai a Mogliano e nella zona dell’Opitergino-Mottense, è causata principalmente dalle punture di zanzare comuni, che trasmettono il virus dagli uccelli selvatici all’uomo. In rari casi, il contagio può avvenire tramite trapianti di organi, trasfusioni di sangue o durante la gravidanza, ma non si trasmette da persona a persona per contatto diretto. Il virus può inoltre colpire anche altri mammiferi, come cavalli e, in alcuni casi, animali domestici come cani, gatti e conigli.
Il periodo di incubazione varia generalmente tra i 2 e i 14 giorni, ma può estendersi fino a 21 giorni nelle persone con un sistema immunitario compromesso. La maggior parte delle persone infette non sviluppa sintomi, ma circa il 20% manifesta segni lievi, come febbre, mal di testa e dolori muscolari, che possono durare da pochi giorni a qualche settimana. La gravità dei sintomi dipende spesso dall’età: nei bambini sono solitamente lievi, mentre negli anziani e nei soggetti debilitati la malattia può assumere forme più serie. Solo in rari casi, circa uno su mille, il virus può causare encefalite.
Fonte: Treviso Today

