La trevigiana Marilina Armellin è la prima donna ad essere nominata ambasciatrice d’Italia nella Repubblica islamica del Pakistan. Insediatasi di recente a Islamabad, la capitale del Paese, Armellin si trova ad affrontare un contesto in cui le questioni di genere sono di estrema importanza. La sua nomina rappresenta un traguardo significativo per la diplomatica, originaria di Villorba, che ha iniziato il suo percorso professionale con un concorso nel 1996.
Nata a Conegliano nel 1971, Armellin è figlia di Lino Armellin, ex deputato della Democrazia Cristiana e presidente della Fism di Treviso per oltre tre decenni. Dopo aver completato gli studi al liceo classico Pio X di Treviso, si è laureata in Scienze internazionali all’Università di Trieste, il trampolino di lancio per una carriera diplomatica ricca di successi. Nella sua prima dichiarazione dopo l’insediamento a Islamabad, la trevigiana se n’è detta orgogliosa: «Fiera di rappresentare l’Italia in Pakistan, terra dalla storia millenaria e dal futuro carico di opportunità e sfide, in una regione strategica per gli equilibri globali. Farò leva sui consolidati rapporti bilaterali e sulla comunità pakistana in Italia – la più grande in Unione europea – e i suoi tanti imprenditori, lavoratori e studenti per sfruttare ancor più intensamente il potenziale di crescita delle nostre relazioni». UArmellin, 52 anni, è sposata e madre di due figli. La sua carriera, costruita con impegno e dedizione, si è sviluppata tra incarichi prestigiosi. Prima di arrivare in Pakistan, è stata direttrice centrale vicaria per i Paesi dell’America Latina e i Caraibi presso il Ministero degli Esteri, oltre ad aver rappresentato l’Italia all’Organizzazione degli Stati Americani a Washington. Nel corso della sua carriera, ha anche ricoperto ruoli chiave presso la Rappresentanza Permanente d’Italia alle Nazioni Unite a Ginevra, dove ha guidato gruppi di lavoro su temi sociali e migratori. Già dirigente della Farnesina, nell’ufficio responsabile della tutela degli italiani all’estero e della cooperazione giudiziaria internazionale, la 52enne è stata anche a capo della task-force interministeriale sulle sottrazioni internazionali di minori e rappresentante italiana al gruppo di lavoro del Consiglio dell’Unione europea sugli affari consolari. All’estero Armellin è stata inoltre console d’Italia a Basilea e consigliere politico all’Ambasciata italiana a Nairobi. Nonostante la complessità del mondo diplomatico, Armellin ha sempre sottolineato l’importanza di conciliare la carriera con la vita familiare. In un’intervista del 2012, aveva raccontato delle difficoltà incontrate, ma anche della sua determinazione: «Ho sempre avuto il desiderio di fare la diplomatica e subito dopo la laurea ho fatto il concorso. Ma non è stato semplice conciliare il lavoro e la famiglia, anche perché nel mondo della diplomazia le donne sono arrivate piuttosto tardi e sono ancora poche».
«Invito i giovani – aveva dichiarato la neo-ambasciatrice in Pakistan, quand’era tornata per il riconoscimento del Pio X – a guardarsi attorno. Abbiamo il privilegio di vivere in un mondo globalizzato, in cui tutti fanno la differenza. La storia non è più fatta da statisti e politici, ma dalla gente comune».
Fonte: Il Gazzettino

