Stasera, giovedì 11 aprile, la sala Coletti del Museo di Santa Caterina a Treviso ospiterà l’attrice e conduttrice televisiva Elena Di Cioccio. L’evento, che inizierà alle ore 20.30, vedrà l’autrice presentare il suo libro autobiografico “Cattivo sangue” (Vallardi Editore), in un dialogo aperto con Sebastiano Bazzichetto, docente e ricercatore.
“Cattivo sangue” è un’intensa autobiografia che racconta l’impatto della diagnosi di HIV sulla vita di Elena Di Cioccio. Attraverso il libro, l’autrice esplora il senso di paura e smarrimento iniziale, trasformandolo in un percorso di resilienza e accettazione. Questo romanzo-testimonianza diventa uno strumento per affrontare i tabù della malattia e stimolare una riflessione collettiva sulla stigmatizzazione sociale.
Promosso dall’associazione ANLAIDS Treviso, con il patrocinio della Città di Treviso e della Commissione Pari Opportunità, l’evento rientra nel progetto “S come Stigma”, dedicato alla sensibilizzazione sull’HIV. Durante l’incontro, si discuterà il tema “Stigma e malattia: il caso dell’HIV nel contesto sociale”.
L’ingresso è libero, i posti disponibili 70.
I dati sull’HIV in Italia
Ogni anno in Italia si registrano circa 2.000 nuove diagnosi di HIV, con una media di 30 nuovi casi annuali nella Marca Trevigiana. Sebbene la ricerca medica abbia trasformato l’HIV in una condizione gestibile con terapie efficaci, permangono pregiudizi e mancanza di consapevolezza.
Maria Cristina Rossi, presidente di ANLAIDS Treviso, sottolinea: “Attraverso momenti di condivisione di esperienze e di conoscenza, vorremmo incentivare la consapevolezza di quanto sia importante volersi bene prestando attenzione alla propria salute: proteggendosi con l’utilizzo del preservativo e controllandosi regolarmente grazie al test per l’HIV. Da un lato, scoprire l’HIV precocemente, evita di trasmetterla ad altre persone e consente di avviare subito una valida terapia farmacologica, impedendo che l’infezione degeneri nella malattia dell’Aids. Oggi, grazie a una corretta assunzione dei farmaci antiretrovirali, la malattia non si trasmette più e dunque, chi è sieropositivo può condurre un’esistenza assolutamente normale, può lavorare, innamorarsi, avere dei figli, rimanendo in salute e mantenendo una buona qualità della vita. Occasioni come questa ci consentono di abbattere lo stigma attraverso la corretta informazione”.
Fonte: Il Nuovo Terraglio

