La biodanza, conosciuta anche come la “danza della vita”, ha fatto il suo ingresso nella Casa Mozzetti di Vazzola, portando un’ondata di emozioni positive tra gli anziani ospiti della struttura. Questo innovativo progetto, giunto alla seconda edizione, ha l’obiettivo di coinvolgere anche coloro che, a causa del decadimento cognitivo, non sempre riescono a partecipare alle attività proposte. L’iniziativa, guidata da Clara Bianchin, esperta in biodanza clinica, ha visto la partecipazione degli ospiti della casa di riposo e del centro diurno, attraverso dieci incontri iniziati lo scorso marzo. L’esperienza ha ottenuto ottimi riscontri, regalando momenti di gioia, fiducia e benessere a tutti i partecipanti.
Cos’è la biodanza?
La biodanza è una disciplina sviluppata dal professor Rolando Toro, che utilizza movimento, emozioni e musica per creare una connessione profonda tra corpo e mente. Questa pratica si basa su movimenti semplici e naturali, come camminare, saltare o dondolarsi, accompagnati da una musica studiata per stimolare particolari emozioni. L’assenza di regole rigide o coreografie complesse rende la biodanza accessibile a tutti, compresi gli anziani con disabilità o problemi cognitivi. Il contesto in cui si svolge è caratterizzato da accoglienza, affettività e assenza di giudizio, offrendo un’esperienza rilassante e profondamente terapeutica.
«Casa Mozzetti ha voluto proporre questa esperienza ai propri ospiti per aiutarli a stimolare emozioni gioiose e a ridisegnare le esperienze negative vissute durante la propria vita – spiega il segretario-direttore Marco Gianolli che ha fortemente voluto questa seconda edizione del progetto “biodanza” -. Un progetto che ha richiesto la collaborazione e l’impegno di molto personale, dal momento che ogni ospite deve essere accompagnato da una persona, ma nel quale abbiamo fin da subito creduto». Con la biodanza, attraverso il gesto spontaneo, si va a riprogrammare un’emozione o un ricordo trasformandolo in fiducia, gioia, divertimento, riducendo i livelli di stress e le problematiche comportamentali. «L’intento – sottolinea Gianolli – è stato quello di coinvolgere gli ospiti con alcune potenzialità residue ancora attive, ma con un decadimento cognitivo che non sempre permette loro di partecipare ad altre attività che la struttura offre. Dieci incontri che hanno visto un forte coinvolgimento di ospiti, personale e familiari, tanto che la prospettiva futura è di organizzare una terza edizione».
Fonte: Treviso Today

