San Liberale non è solo un insieme di edifici, ma un quartiere con un’anima, progettato per essere vissuto a misura d’uomo, tra spazi verdi e strade pensate per la collettività. A raccontarlo è “Il villaggio”, documentario presentato fuori concorso all’Edera Film Festival 2024 nella sezione Focus Nordest, frutto del progetto “Finestre sul mondo: laboratorio, cinema e territorio”, coordinato dalla professoressa Paola Brunetta.
Il film nasce dall’esperienza formativa di quattro istituti superiori di Treviso – ITT Mazzotti, IPSSEOA Alberini, IIS Palladio e il Liceo Scientifico Leonardo Da Vinci – i cui studenti hanno avuto modo di approfondire il cinema nei suoi vari aspetti, dalla scrittura alla regia, dal montaggio alla fotografia, sotto la guida di esperti del settore.
Attraverso le immagini e le testimonianze degli abitanti, il documentario porta sullo schermo il “Villaggio coordinato” progettato negli anni ’50 e ’60 dall’architetto neorealista Mario Ridolfi. Le storie di chi lo abita dipingono un mosaico di vita e relazioni autentiche: Gloria racconta di come suo figlio si senta accolto a scuola, senza discriminazioni; Giulia, dopo un’importante esperienza lavorativa a New York, ha scelto di tornare e aprire un negozio di abbigliamento proprio a San Liberale, contribuendo a dare luce e colore al quartiere; Noemi descrive la farmacia come un punto di riferimento non solo per la salute, ma anche per un consiglio o un aiuto pratico; il medico di base Alberto sottolinea quanto il suo studio sia spesso un luogo di conforto per gli anziani soli; mentre il parroco Paolo ricorda il valore di un semplice sorriso nel cambiare la giornata di qualcuno.
San Liberale, spesso vittima di pregiudizi da parte del resto della città, emerge nel documentario come un luogo ricco di orgoglio e senso di appartenenza, dove le differenze culturali si intrecciano nella vita quotidiana, tra giochi nei cortili, scuola, sport e spazi condivisi. A impreziosire il racconto, ci sono le fotografie di Giancarlo Rado, immagini che, sfogliate dalle sue mani segnate dal tempo, restituiscono volti, strade e le iconiche finestre romboidali del quartiere. Un viaggio visivo ed emozionale che intriga, affascina e incanta, regalando una nuova prospettiva su una realtà tanto vicina quanto straordinaria.
Fonte: Non Solo Cinema

