Il nuovo libro di Luigino Scroccaro, Baroni e coloni (Verona, Cierre, 2024), riscrive la storia di una tenuta di duemila ettari che ha segnato il territorio tra Treviso e Mestre per oltre un secolo. La vicenda inizia con Federico Vincenzo Ferreri Bianchi, maresciallo austriaco che, dopo aver sconfitto l’esercito napoletano nel 1815, fu ricompensato con beni e onori, inclusi i titoli di barone e duca di Casalanza.
A seguito della Restaurazione, Bianchi acquisì vasti terreni tra Mogliano, Casale, Preganziol, Marcon, e Roncade, creando una proprietà che sarebbe rimasta indivisa grazie all’introduzione di un “maggiorascato”, un sistema che impedì la divisione della tenuta tra gli eredi. Questo fece sì che il dominio della famiglia Bianchi rimanesse unito per generazioni, diventando un punto di riferimento nella vita agricola della regione.
Bianchi, pur rimanendo un padrone, dimostrò una certa sensibilità verso i suoi coloni e fittavoli, spesso concedendo agevolazioni in caso di cattivi raccolti o difficoltà economiche. Il suo interesse per la terra si tradusse in un ampio sviluppo agricolo, che includeva vigneti, risicoltura, e gelsicoltura. La sua figura, tuttavia, non fu esente da controversie. Durante i moti del 1848, fu imprigionato dalle autorità popolari ma riuscì a ritornare al suo posto quando gli austriaci ripresero il controllo. Con il passare del tempo, la gestione della tenuta passò ai figli e ai nipoti, che non furono altrettanto legati alla terra e preferirono affidarsi a uomini d’affari come il mestrino Giuseppe Da Re, il quale divenne noto per i suoi metodi spicci. Le lotte sociali e il nascente sindacalismo tra i contadini cambiarono radicalmente il panorama agricolo. La guerra segnò il declino definitivo della tenuta, che fu requisita dallo Stato durante il conflitto. Nonostante i tentativi di recupero, Ferdinando Bianchi dovette vendere le terre a speculatori.
Il libro di Scroccaro non solo narra la storia della famiglia Bianchi, ma offre uno spunto sulla vita rurale veneta, le trasformazioni sociali ed economiche, e le battaglie tra i contadini e le figure di autorità come il parroco di Zerman, accusato di comportamenti ambigui, ma capace di difendere i suoi parrocchiani a Roma.
Oggi, a due secoli di distanza, non resta traccia fisica della proprietà Bianchi, ma la sua memoria sopravvive nelle carte d’archivio e nelle memorie popolari.
Il libro sarà presentato il 19 settembre alla Filanda Motta di Mogliano e il 5 ottobre alla sala De Andrè di Marcon.
Fonte: Corriere del Veneto

