Mogliano Veneto, mostra – Riflessioni astratte: violenza sulle donne

La mostra “Riflessioni astratte: violenza sulle donne”, che aprirà il 9 novembre alle ore 17.00 presso il Brolo Centro d’Arte e Cultura a Mogliano Veneto, si propone di esplorare attraverso l’arte il difficile tema della violenza di genere. Questo evento, che gode del patrocinio della Provincia di Treviso, del Comune di Mogliano Veneto e del P.O.I., non è solo una vetrina artistica, ma un invito a riflettere profondamente su una problematica che coinvolge la società in modo drammatico. La mostra è parte di un progetto di scambio gratuito di mostre, dove non c’è spazio per il profitto economico ma per l’amicizia, la condivisione e la collaborazione sincera. Dieci artisti sono stati invitati a partecipare con quattro opere ciascuno, tutte dedicate a rappresentare, attraverso l’arte astratta, le varie sfaccettature della violenza sulle donne. Ogni artista ha creato le sue opere seguendo il proprio stile, contribuendo così a una rappresentazione originale e personale del tema.

Si possono ammirare le opere di Rosanna Casagrande o di Tatiana Carapostol, che con dovizia di forme e di colori hanno descritto il dolore, l’incubo della donna malvessata ed alla fine la sua liberazione. Il minimalismo di Gianfranco Tonin e di Gianluca Gualandi che con gli orizzonti cupi del primo e le scritture indecifrabili del secondo narrano il grido muto della donna. E poi i collage dell’artista australiana Melissa Damson con le sue originali composizioni di merletti, scritti, e ricordi di nullità. L’informale che sconfina nel lirismo di Marco Galli con le sue bellissime composizioni di rossi e neri, che si affianca a quelle altrettanto liriche di Livio Lopedote che descrive in modo coloristico il dramma consumato.

Altra sottolineatura va a Luciano Bellet, alla sua originalità di composizioni concettuali realizzate con la tecnica del dripping per sottrazione. Cinzio Cavallarin preferisce utilizzare assemblaggi di materiali vari in una fusione dai toni equilibrati per descrivere la prigione in cui la donna viene relegata. Discorso a parte va all’artista bosniaco Borislav Lazic, che con i suoi colori accesi cerca di rappresentare la figura del male, grotteschi esseri caricaturali privi di morale ed incapaci di controllare i propri sentimenti.

La mostra si presenta molto interessante non solo per la qualità delle creazioni assolutamente originali, ma anche per il tema trattato che ci trasporta in un ripensamento del nostro essere in rapporto con l’altro. Abbandoniamo il mostro egocentrismo maschilista e cerchiamo di comprendere i bisogni della persona con cui viviamo una parte della nostra esistenza.

Fonte: itinerarinell’arte.it 

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