Giornata mondiale dei poveri, a Treviso una casa ricca di vita

In occasione della Giornata mondiale dei poveri, che si celebra domenica 17 novembre su impulso di papa Francesco con il tema “La preghiera dei poveri sale fino a Dio” (Sir 21,5), la Caritas Tarvisina apre simbolicamente le porte della Casa della Carità di via Venier per raccontare cosa significhi vivere la povertà e, soprattutto, condividerne il peso.

Nella nostra diocesi, questa struttura di accoglienza non è solo un rifugio per chi è senza fissa dimora, ma una vera casa, un luogo dove ricostruire pezzo per pezzo dignità, relazioni e speranza. Qui, ogni giorno, operatori e volontari offrono molto più di un letto o un pasto: offrono ascolto, cura e attenzione, restituendo umanità a chi, troppo spesso, si sente invisibile.

Il cuore della Casa della Carità è il Centro d’ascolto diocesano, punto di riferimento per chi vive in condizione di grave marginalità. Attorno ad esso ruotano servizi fondamentali: accoglienza notturna maschile e femminile, docce, lavanderia, e l’unica mensa serale attiva 365 giorni l’anno a Treviso. Qui si incontrano storie difficili, ma anche sguardi riconoscenti, gesti di affetto, ritorni alla fiducia.

Dal 2014, la struttura notturna offre non semplici letti, ma camere singole: uno spazio personale, rispettoso della privacy, dove ritrovare tranquillità e sicurezza. Dopo la cena, ogni ospite riceve la chiave della propria stanza, simbolo di fiducia e rispetto. Al mattino, una colazione preparata dai volontari dà avvio a una nuova giornata.

Dal 2016, la mensa serale è uno dei luoghi più vivi della Casa. Oltre 18.000 pasti completi vengono serviti ogni anno grazie a turni di volontariato. Attorno a un tavolo condiviso, spesso nascono amicizie, dialoghi, piccoli gesti di attenzione che parlano di cura: sapere chi preferisce il tè o chi ha un’intolleranza, chi segue una dieta per motivi religiosi. È così che la cura quotidiana si trasforma in fraternità.

Negli ultimi anni, grazie anche ai fondi dell’8xmille, sono nati progetti culturali e creativi: visite alla Biennale di Venezia, laboratori artistici, cene con piatti tipici cucinati dagli ospiti stessi. Esperienze che permettono a ciascuno di riscoprire talenti, esprimere la propria unicità e sentirsi parte attiva della comunità.

Tutti i servizi della Casa sono resi possibili dal lavoro dei volontari, coordinati da un operatore del Centro d’ascolto. L’obiettivo non è “fare qualcosa per i poveri”, ma camminare insieme a loro, vivere con loro, creare legami veri. In ogni gesto quotidiano – che sia cucinare, rifare un letto, ascoltare – si costruisce una comunità inclusiva, dove la povertà non è un confine, ma un punto d’incontro.

Fonte: La Vita del Popolo

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