Renato Saleri, il friulano-francese che ha ridisegnato Notre-Dame

Tra le maestranze e i professionisti che hanno partecipato alla ricostruzione della cattedrale di Notre-Dame di Parigi, spicca una figura d’eccellenza: Renato Saleri, architetto visionario, figlio di Dorina Lunazzi di Verzegnis, nipote di un muratore emigrato in Francia. Saleri incarna la sintesi perfetta tra radici friulane e innovazione tecnologica, ed è stato uno dei protagonisti silenziosi ma determinanti di questo immenso progetto di restauro.

Saleri è specializzato in euristiche generative per la fabbricazione digitale di forme architettoniche e urbane, nonché un’autorità riconosciuta a livello internazionale nell’uso di tecnologie digitali applicate all’architettura. Dopo il devastante incendio del 15 aprile 2019, è stato proprio lui a fornire agli architetti strumenti e modelli 3D altamente dettagliati per pianificare e realizzare gli interventi di ricostruzione. Grazie a un “cablecam” da lui progettato – un sistema a cavi dotato di fotocamere e sensori di precisione – e all’impiego di droni pilotati con abilità da scalatore, ha generato repliche digitali perfette delle parti distrutte della cattedrale, inclusa la storica carpenteria chiamata la “foresta”.

Durante una conferenza ad alta definizione, lo stesso Saleri ha mostrato una ricostruzione virtuale che permetteva di esplorare l’interno della struttura distrutta con un realismo tale da sembrare fantascienza: camminare tra le capriate sospesi nel vuoto, molto prima che fossero fisicamente riedificate.

Il contributo di Renato Saleri è solo uno dei tanti legami tra Notre-Dame e il Friuli. Infatti, molte delle 2.000 maestranze coinvolte nel restauro – falegnami, scalpellini, ponteggiatori, carpentieri – sono di origine friulana, i famosi “pichepieris”. A questa impresa hanno preso parte discendenti di emigrati, operai e artigiani che hanno lavorato secondo tecniche medievali, con una dedizione che ha permesso di ricostruire in soli cinque anni ciò che nel medioevo richiedeva secoli.

Il progetto ha potuto contare su 843 milioni di euro in donazioni, provenienti da 340.000 donatori di quasi 150 Paesi, tra cui anche il Friuli. Oltre 60 milioni di euro sono stati raccolti solo dagli Stati Uniti. I fondi eccedenti ai lavori principali saranno ora destinati al restauro delle facciate e della sacrestia, previsto per l’inizio del 2025.

Il presidente francese Emmanuel Macron, in visita al cantiere prima della riapertura, ha elogiato pubblicamente il lavoro svolto, sottolineando come nessuno credesse possibile completare l’opera in così poco tempo. Ma come ironizza chi conosce la storia: nel medioevo non c’era Renato da Verzegnis con i suoi droni.

Fonte:  Aise

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