La 21Gallery di Villorba, in provincia di Treviso, ospita fino al 22 febbraio 2025 la mostra “Anima e Corpo”, una vasta retrospettiva dedicata a Oliviero Rainaldi, tra i più significativi scultori italiani contemporanei. Curata da Cesare Biasini Selvaggi, l’esposizione riporta l’artista nel Veneto, regione in cui è cresciuto e dove ha mosso i primi passi della sua carriera artistica, studiando all’Accademia di Belle Arti di Venezia sotto la guida di Emilio Vedova.
Il percorso raccoglie 36 opere — tra sculture in bronzo, marmo, gesso, terracotta, oltre a dipinti e disegni — che attraversano trent’anni di produzione artistica, a partire dal 1993, con due lavori in omaggio ad Arturo Martini, riferimento fondamentale per Rainaldi per la sua scultura “depurata”, antiretorica e fortemente evocativa.
Al centro della ricerca di Rainaldi vi è la figura umana, elaborata con un linguaggio plastico che esalta l’essenzialità e la sottrazione, in un dialogo serrato con le forme classiche — dalla scultura greca ed etrusca a quella rinascimentale — ma anche con le avanguardie moderne di Medardo Rosso, Brancusi e Lembruck.
Una sezione della mostra è dedicata ai bozzetti monumentali realizzati per importanti enti internazionali e imprese (tra cui Croce Rossa Internazionale, Maserati, Italgas, Campari, Grimaldi Group), con in primo piano il modello della celebre scultura “Conversazioni”, dedicata a Giovanni Paolo II e installata davanti alla stazione Termini di Roma in occasione della beatificazione del pontefice.
La mostra si chiude con una sala che ricostruisce lo studio dell’artista, offrendo al visitatore un’intima visione del processo creativo: disegni a matita, carboncino, tempera e olio, accanto a sculture in lavorazione. È qui che si coglie con maggiore nitidezza il cuore del lavoro di Rainaldi: l’indagine spirituale ed esistenziale che attraversa i suoi soggetti, sospesi tra espressione figurativa e astrazione simbolica.
“Abbiamo fatto questa scelta allestitiva per offrire al pubblico un’esperienza unica”, spiega il curatore della mostra Cesare Biasini Selvaggi. “Lo scopo è quello di fare sperimentare il ruolo dell’atelier nella creazione artistica di Oliviero Rainaldi, di avere una relazione speciale, più personale ed emotiva, con il suo lavoro che attraversa diversi stati d’animo, come la solitudine, le pulsioni della sessualità superate dalla purezza dell’ideale androgino, e la ricerca della spiritualità”.
Fonte: Aise

