Il pianoforte restaurato con amore nella grande abitazione di via Verga continua a trasmettere l’eco del passato. È lì, come a ricordare che il cuore del nonno Luigi ancora pulsa tra quelle mura. Dal 1904 al 2020, la storia della famiglia Pavan si intreccia con quella della musica, formando una vera e propria dinastia musicale trevigiana.
«Per noi è stata linfa vitale, ha rinsaldato i legami familiari, ha sancito un’unione profonda tra le generazioni» ricorda Giorgio Pavan, 45 anni violinista. Suo nonno Luigi, noto da tutti come “maestro Pavan”, è stato il capostipite della tradizione. Nato a Treviso nel 1904, scopre la propria vocazione grazie a uno zio sacerdote che ne riconosce il talento. Dopo essersi diplomato in pianoforte a Bologna, nel 1930 fonda, insieme a Bruno Pasut, l’Istituto Musicale Manzato. «Pasut era direttore, mio nonno il suo vice -continua Giorgio- e insegna pianoforte, teoria e solfeggio per oltre cinquant’anni al Manzato e nello stesso periodo insegna alla Diocesana insieme a Monsignor D’Alessi per quarant’anni». Il nonno insegna anche privatamente fino ai 95 anni diplomando tantissimi musicisti, tra cui lo stesso Pasut, Sergio De Pieri, Amedeo Aroma, Silvio Celeghin e anche il compositore e poi docente al Benedetto Marcello di Venezia Mansueto Viezzer. «Nonna Matilde, accoglieva gli allievi, non mancavano mai un caffè e una fetta di torta».
Tra gli allievi del maestro figura anche Maria Rosa Giraldi, pianista di Vittorio Veneto, che conosce il primogenito della famiglia Pavan, Pierantonio. Il loro incontro è decisivo: si sposano, dando inizio alla seconda generazione musicale. Pierantonio diventa medico, ma da giovane suona l’organo in Duomo. La coppia mette al mondo cinque figli: Alberto, pneumologo a Mestre; Luisa, diplomata in pianoforte e psicoanalista familiare all’Usl 2; i gemelli Francesco e Stefano, entrambi diplomati in violino e attivi con l’ensemble Archi Veneti. Francesco è anche laureato in Giurisprudenza e insegna alla scuola media, mentre Stefano, laureato in Architettura, lavora per la ditta Zanella Pavimenti.
Il più giovane dei fratelli è Giorgio, diplomato in violino. Il suo percorso lo ha portato a collaborare con importanti realtà orchestrali: la giovanile Cherubini diretta da Riccardo Muti, l’orchestra Toscanini di Parma, l’ensemble d’archi di Mario Brunello, e poi ancora il Teatro La Fenice e la Haydn di Bolzano. Nel frattempo, Maria Rosa Giraldi, oggi ottantenne, continua a coltivare la passione per la musica. Dopo una lunga carriera di insegnamento alla scuola media Serena, ha ottenuto i diplomi in clavicembalo, direzione di coro, organo complementare e composizione. È attivissima nell’orchestra da camera Luigi Pavan, formata da lei stessa, con figli e nipoti.
Con l’arrivo del nuovo millennio, emerge la terza generazione. Antonio, figlio di Alberto e Maia Vassileva (originaria di Varna, Bulgaria), si sta affermando come giovane talento del pianoforte. Inizia lo studio a soli quattro anni con Anna Maria Zanetti della scuola Suzuki. Vincitore del concorso internazionale Giulio Rospigliosi, ha già all’attivo prestigiose esibizioni: dal Varna Summer Festival a Parigi, nella storica Salles des Fêtes, e prossimamente a Venezia, a Palazzo Albrizzi Capello.
«A Natale quando andavamo tutti dai nonni, dopo il pranzo noi imbracciavamo il violino e il nonno ci accompagnava al pianoforte -racconta ancora Giorgio- oggi gli zii sono accompagnati da nostro nipote Antonio. Mentre un altro nipote, Giovanni, figlio di mia sorella Luisa studia da tre anni violoncello con Sara Zalloni».
Anche i figli di Giorgio, seppur ancora piccoli, mostrano inclinazioni artistiche. Pietro, otto anni, partecipa a corsi di teatro con Giovanna Cordova, mentre Tommaso, di quattro anni, ha ricevuto per Natale un violino-giocattolo. «La musica per noi è stata linfa vitale, trade union, file rouge. Mio nonno ha suonato e insegnato fino agli ultimi giorni, anche questo mi dà il peso di un secolo di musica nel nome dei Pavan. Le sette note sono state il marchio inconfondibile della nostra famiglia. Ora guardiamo ai nostri figli e nipoti, perchè possano conservare questa preziosa eredità».
Fonte: Il Gazzettino

