Il decreto-cittadinanza del 28 marzo ha superato l’esame in sede consultiva delle Commissioni Giustizia e Bilancio del Senato, entrambe assegnando un parere non ostativo.
La novità più significativa riguarda la ridefinizione dell’onere della prova. Il decreto stabilisce che chi chiede il riconoscimento della cittadinanza dovrà dimostrare non solo il vincolo di discendenza, ma anche l’assenza di cause che possano aver interrotto o causato la perdita della cittadinanza stessa. Questa modifica ribalta il principio stabilito da una sentenza del 2022 della Corte di Cassazione, che assegnava allo Stato l’onere di provare l’eventuale perdita della cittadinanza. Secondo la relazione illustrativa, la nuova disciplina intende superare il “vantaggio indebito” e l’onere finanziario irragionevole a carico dello Stato, che si sarebbero creati con la precedente interpretazione giurisprudenziale.

