La storia di Rodolfo Siviero (nato a Guardistallo, Pisa, nel 1911) emerge come un capitolo cruciale nella difesa e nel recupero del patrimonio artistico italiano trafugato durante la Seconda Guerra Mondiale. Diplomato in filosofia e agente dell’intelligence italiana durante il conflitto per monitorare le spoliazioni naziste, Siviero dedicò la sua vita a rintracciare e riportare in Italia opere d’arte di immenso valore.
Dopo la guerra, Siviero fu posto a capo della “Delegazione per le restituzioni” presso il Ministero degli Affari Esteri con la carica di ministro plenipotenziario. Questo avvenne in conseguenza dell’Accordo De Gasperi-Adenauer del 1953, volto a onorare l’articolo 77 del Trattato di Pace sulla restituzione delle opere d’arte.
L’ufficio di Siviero a Palazzo Venezia proseguì per decenni un lavoro instancabile che andava oltre il recupero post-bellico in Germania. Si occupò anche del contrasto al traffico di opere d’arte rubate da musei, chiese e aree archeologiche e destinate a collezioni private o musei stranieri.
Tra i tesori riportati in Italia grazie al suo lavoro e quello dei suoi collaboratori figurano il Discobolo di Mirone, la Madonna dell’umiltà di Masolino e capolavori dei musei di Napoli, come la Danae di Tiziano, trafugati dai tedeschi da Montecassino nel 1943.
L’Archivio Storico Diplomatico della Farnesina conserva numerosi carteggi e documenti che attestano la sua meticolosa attività. L’eredità di Siviero e il suo instancabile impegno sono custoditi nel Museo Casa Siviero a Firenze, la sua ex residenza, trasformata in un centro dedicato alla sua memoria.
Fonte: Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale

