La Continentale Europa – Nord Africa del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (CGIE), riunita a Dortmund, ha dedicato parte dei lavori a discutere l’impatto della nuova legge sulla cittadinanza entrata in vigore lo scorso maggio.
Silvia Maria Lucia Santangelo, Capo dell’ufficio Affari sociali dell’Ambasciata italiana a Berlino, ha definito il limite alla trasmissione della cittadinanza introdotto dalla riforma come una “clausola ghigliottina”. La legge, pur limitando la trasmissione, prevede alcune “finestre temporali” che consentono di presentare domanda di cittadinanza per figli nati all’estero o di richiederla per coloro che l’hanno persa.
In Germania, l’impatto immediato della legge è stato preceduto da una fase di grande incertezza e “comunicazione non accurata” in aprile. Tuttavia, dopo l’entrata in vigore, le domande di cittadinanza secondo le finestre temporali offerte sono risultate “davvero poche”, con solo Monaco di Baviera che ha registrato un numero leggermente superiore.
Ma il vero problema dei consolati sono le incertezze riguardo l’applicazione della norma, a causa dell’avverbio “esclusivamente” che porterebbe la norma a richiedere che i nati all’estero possano chiedere la cittadinanza se uno dei genitori o dei nonni possedeva esclusivamente la cittadinanza italiana.
Infine, è stato ricordato che la riforma dei servizi consolari prevede la rimozione della trattazione delle pratiche di cittadinanza dai consolati per affidarla a un ufficio centralizzato a Roma. Tale ufficio, inizialmente previsto per gennaio 2026, sarà operativo solo nel 2028.
Data la persistenza delle incertezze, è stato ritenuto fondamentale che ci sia una comunicazione chiara e “univoca” da parte di tutta la rete diplomatica.

