Le sale del Palazzo Vescovile di Portogruaro ospitano, dallo scorso 13 dicembre, un’importante retrospettiva dedicata all’evoluzione dell’arte figurativa del secolo scorso. La mostra “Artisti alle biennali 1900-1960. Dialoghi e silenzi nella pittura tra Ottocento e Novecento”, curata da Stefano Cecchetto, ripercorre i primi sessant’anni della kermesse veneziana attraverso circa cento opere iconiche.
Il percorso espositivo si snoda lungo tre sezioni tematiche che documentano il passaggio dalla tradizione alle avanguardie:
- Il Nuovo Vedutismo (1900-1920): La mostra parte dal rinnovamento del paesaggio veneziano con maestri come Ciardi e Milesi, per poi approdare alla stagione innovativa della Scuola di Burano.
- La grande svolta (anni ’20 – ’40): Una sezione dedicata al confronto con le avanguardie internazionali e al gruppo di artisti vicini a Margherita Sarfatti, tra cui spiccano i nomi di Felice Casorati, Mario Sironi e Filippo de Pisis.
- Le avanguardie del dopoguerra (1940-1950): Il focus si sposta sulla rinascita post-bellica, culminando nella storica Biennale del 1948. Qui trovano spazio l’astrattismo, lo spazialismo e l’informale con protagonisti del calibro di Emilio Vedova, Afro e Giorgio de Chirico.
L’esposizione sottolinea il ruolo centrale del Veneto e di Venezia come punto di riferimento per l’innovazione artistica mondiale, capace di trasformarsi da erede del vedutismo classico a laboratorio per le nuove discipline contemporanee.

