La “marilenghe” resiste all’usura del tempo e alla distanza degli oceani. È quanto emerso dal convegno internazionale “Profiling linguistic and sociological diversity in Italian global space”, tenutosi l’8 e il 9 gennaio presso l’Università di Udine. Al centro del dibattito, una ricerca coordinata dai docenti Francesco Zuin e Raffaella Bombi che ha analizzato lo stato della lingua friulana nelle comunità migratorie del Nord e del Sud America.
Lo studio, realizzato in collaborazione con l’Ente Friuli nel Mondo, si è concentrato in particolare sui discendenti dei coloni arrivati in Argentina alla fine dell’Ottocento. Grazie alla rete dei Fogolârs Furlans, i ricercatori hanno raccolto le testimonianze di 140 discendenti, rivelando dati sorprendenti:
- Competenza linguistica: Oltre il 20% dei discendenti (più di due su dieci) conserva una competenza almeno basilare della lingua friulana.
- Trasmissione intergenerazionale: La lingua è stata tramandata oralmente anche a chi non ha mai visitato il Friuli, diventando un pilastro dell’identità familiare.
Sebbene il friulano d’oltreoceano mostri inevitabili interferenze con lo spagnolo, lo studio ha sottolineato come la lingua sia rimasta “congelata” nelle sue peculiarità d’origine, diventando un prezioso archivio storico delle parlate dei progenitori. Il convegno ha così ribadito il ruolo cruciale delle minoranze linguistiche come ponti culturali tra l’Italia e il resto del mondo.

