In una Piazza San Marco gremita, lo scorso 17 febbraio 2026, l’Italia dei piccoli centri e delle radici arcaiche si è ripresa il centro della scena. Grazie all’iniziativa di UNPLI (Unione Nazionale Pro Loco d’Italia) e della Fondazione Pro Loco Italia, il cuore della laguna si è trasformato in un mosaico vivente di riti e costumi, ospitando 11 gruppi provenienti da 8 diverse regioni italiane.
L’evento ha messo in mostra la ricchezza del patrimonio culturale immateriale del Paese, sottraendo all’oblio tradizioni che sopravvivono solo grazie all’impegno silenzioso dei volontari. Dalle maschere antropo-bovine della Sardegna (Su Bundhu di Orani) ai raffinatissimi “Costumi più belli di Sicilia” di Misterbianco, la sfilata è stata un viaggio tra sartoria artigianale e riti propiziatori.
La piazza ha visto alternarsi performance eterogenee:
- Sud Italia: La Campania ha incantato con la farsa di Eboli e i riti contadini di Aquara; la Sicilia ha esibito capolavori sartoriali e la maestria di San Filippo del Mela.
- Centro e Isole: Il Lazio è stato rappresentato dalle danze rinascimentali di Cori, mentre la Sardegna ha evocato forze primordiali con le maschere in sughero e i suoni delle launeddas.
- Nord e Adriatico: Il Friuli ha portato i campanacci del Pust di Mersino; la Liguria una nutrita delegazione di maschere storiche (da Re Cicciolin a Capitan Spaventa); l’Emilia-Romagna l’arte della cartapesta di Civitella. A fare gli onori di casa, il Veneto con la Zinghenésta di Canale d’Agordo e il celebre gioco dell’oca di Mirano.

