Il ricordo di una tragedia che si trasforma in memoria viva di fratellanza. In occasione del 50° anniversario del terremoto del 1976, una delegazione della Diocesi di Treviso guidata dal Vescovo Michele Tomasi si è recata in Friuli per onorare le vittime dell’”Orcolat” e celebrare lo storico gemellaggio nato durante i giorni dell’emergenza.
Il momento centrale della visita trevigiana si è svolto a Tricesimo, comunità legata a doppia filo alla Caritas di Treviso sin dal post-sisma. “Ci siamo riconosciuti nella piccolezza di fronte alla catastrofe, diventando amici nella prova”, ha dichiarato mons. Tomasi durante l’incontro con le autorità locali e i fedeli. Il Vescovo ha condiviso ricordi personali del periodo vissuto a Udine tra il 1976 e il 1979, elogiando la straordinaria capacità di resilienza del popolo friulano e il modello di ricostruzione — “prima le fabbriche, poi le case, poi le chiese” — indicato dall’allora arcivescovo Alfredo Battisti.
Le celebrazioni hanno visto anche la partecipazione del direttore della Caritas trevigiana, don Bruno Baratto, al convegno per i 50 anni della Caritas di Udine, nata proprio sotto le macerie del sisma. Mons. Tomasi ha voluto rendere omaggio non solo ai volontari e ai religiosi del tempo, come mons. Umberto Crozzolin e il vescovo Antonio Mistrorigo, ma anche agli amministratori pubblici che resero possibile il “miracolo” della ricostruzione, definendo la politica e l’amministrazione di quegli anni come “arti nobilissime”.
L’incontro, culminato con la consegna della medaglia della città al Vescovo Tomasi da parte del sindaco di Tricesimo e con la celebrazione eucaristica nel Duomo cittadino, ha ribadito l’attualità dei gemellaggi tra parrocchie. Secondo il Vescovo, questa esperienza ha permesso alla Chiesa di Treviso di “uscire dai propri confini” per riscoprire l’essenza della carità e della compassione umana, sentimenti che “nessuna intelligenza artificiale potrà mai sostituire”.

