Più che una struttura di accoglienza, una “casa delle relazioni”. Sabato 9 maggio, la Casa della carità di Treviso ha aperto le proprie porte alla città, accogliendo oltre 200 visitatori in un clima di festa, scoperta e profonda umanità. Un evento voluto per mostrare che la carità non è solo assistenza, ma incontro e crescita comune.
A guidare i cittadini tra i corridoi e i servizi non sono stati solo gli operatori, ma gli stessi ospiti e volontari. Attraverso le loro voci, i visitatori hanno scoperto che dietro ogni pasto o posto letto c’è un percorso di dignità: come quello di Elisa, ex ospite oggi autonoma e orgogliosa di pagare il proprio affitto, o di Chiara, giovane volontaria in mensa che ha scelto di donare il proprio tempo per “stare bene con gli altri”.
Il vescovo di Treviso, mons. Michele Tomasi, ha partecipato attivamente alla giornata, sottolineando che «Caritas non è un’agenzia umanitaria, ma il segno dell’amore di Dio nel mondo». Un concetto tradotto in pratica durante la cena condivisa, dove un centinaio di persone — tra autorità, cittadini e persone in difficoltà — si sono seduti allo stesso tavolo per cenare insieme.
La serata si è conclusa in musica con l’energia dei Tacasbandà e le danze popolari, sigillando una giornata che ha trasformato la Casa in un ponte tra la città e le sue periferie esistenziali. Nel suo ringraziamento finale, il Vescovo ha citato Papa Leone, lodando chi sceglie di vivere non solo “per” i poveri, ma “con” i poveri.

