Una “stabilità apparente” che nasconde profonde trasformazioni strutturali. Questo è il quadro emerso dal 20° Rapporto sulla presenza degli immigrati nella provincia di Treviso, presentato stamane nella sede della Caritas del capoluogo. Lo studio è stato realizzato da Caritas di Treviso e Vittorio Veneto, Migrantes, Anolf, Cisl Belluno Treviso e dalle cooperative sociali La Esse e Una Casa per l’Uomo, con il supporto di Veneto Lavoro e della Camera di Commercio.
Se i numeri complessivi descrivono una popolazione migratoria priva di scossoni quantitativi, l’analisi interna rivela dinamiche inedite: un primo invecchiamento della popolazione straniera, la riduzione delle nascite (in linea con il trend italiano) e un aumento dei trasferimenti all’estero, spesso intrapresi da chi ha appena ottenuto la cittadinanza italiana per sfruttare la maggiore libertà di movimento.
La fotografia demografica della Marca
Al 1° gennaio 2025 i cittadini stranieri residenti nella Marca erano 90.106 (stabili al 10,2% del totale della popolazione), dato salito a 90.268 a fine anno secondo le stime provvisorie. I minori rappresentano il 20% della componente straniera. Guardando alle origini, la comunità rumena si conferma il primo gruppo con 19.522 presenze (21,7%), seguita da quella cinese (8.550, in lieve calo), marocchina (7.752) e albanese (7.133).
Il fenomeno più rilevante è però il forte rafforzamento delle cittadinanze dell’Asia centro-meridionale: si registra in particolare un balzo della comunità del Bangladesh (+21%) e un consolidamento di quella indiana. Al contrario, si ridimensiona la presenza moldava. Sommando gli stranieri residenti e i 51.794 immigrati che hanno acquisito la cittadinanza italiana, la quota di popolazione con background migratorio a fine 2024 sfiorava le 146mila unità (oltre il 16% dei residenti totali).
Scuola e lavoro: i motori dell’inclusione
Il mondo scolastico trevigiano riflette questo radicamento: nell’anno 2024/2025 gli alunni con cittadinanza non italiana erano 19.326 (il 16% del totale), ma di questi ben il 63,4% è nato in Italia (quota che sale all’84,7% nelle scuole dell’infanzia).
Sul fronte dell’impiego, a fine 2024 i lavoratori stranieri occupati erano ben 43.600 (il 10,6% del totale), mentre le persone in cerca di occupazione si attestavano a circa 4.700. La forza lavoro straniera mantiene un peso specifico notevole, arrivando a coprire il 29% delle nuove assunzioni provinciali, con picchi nei settori dell’edilizia, dell’agricoltura, dei servizi e in alcuni comparti del Made in Italy. Si nota una forte divisione di genere: tra gli uomini cresce l’inserimento di profili non qualificati asiatici, mentre tra le donne (prevalentemente rumene, cinesi e albanesi) si registra una forte concentrazione nel terziario avanzato e nei servizi qualificati.
Nodi irrisolti: accoglienza e l’emergenza casa
Il rapporto accende i riflettori anche sulla gestione dei richiedenti asilo. Nonostante il calo degli arrivi nazionali registrato nel 2026 (9.862 al 21 maggio), il sistema locale sconta una debolezza strutturale: l’accoglienza si concentra per oltre il 70% nei Centri di Accoglienza Straordinaria (CAS). La rete dei progetti SAI (Sistema Accoglienza Integrazione) conta appena 800 posti in tutto il Veneto; nella provincia di Treviso i posti attivi sono soltanto 64, divisi tra i comuni di Treviso e Asolo.
Secondo gli enti promotori, l’inefficacia nel governare la prima accoglienza finisce per alimentare stereotipi e pregiudizi, ostacolando la normale percezione di una presenza straniera che per la stragrande maggioranza è ormai stabilizzata. I curatori del Report denunciano inoltre barriere specifiche che colpiscono le nuove generazioni, come una mobilità sociale bloccata e la grave inaccessibilità degli alloggi. Per superare queste criticità, gli enti invocano tre azioni urgenti: una nuova governance politica del fenomeno, un’alleanza sociale ed economica focalizzata sull’emergenza abitativa e una vasta operazione culturale per superare le diffidenze reciproche.

