La povertà in Italia sta diventando una condizione strutturale e permanente per migliaia di famiglie. Il Report statistico 2026 di Caritas Italiana descrive un Paese segnato da bisogni sempre più intensi, solitudine e una cronicità allarmante: nell’ultimo decennio (2015-2025) il numero delle persone supportate dalla rete è aumentato del 48%, registrando una crescita dell’1,7% solo nell’ultimo anno e raggiungendo quota 282.539 nuclei familiari. Oltre un quarto degli assistiti riceve aiuto da almeno cinque anni, a dimostrazione di un disagio sociale che non accenna a diminuire.
A livello geografico, l’incremento più significativo nell’ultimo decennio si è registrato nel Nord Italia (+61,8%), che detiene il primato per carico medio di utenti, sfiorando i 100 assistiti per centro. Le situazioni più critiche si registrano in Liguria (150 utenti per struttura) e nell’area Piemonte-Valle d’Aosta (106), mentre al Sud spiccano i dati di Calabria (116,9) e Sardegna (108,7). Monsignor Benoni Ambarus, presidente di Caritas Italiana, ha criticato fermamente la «logica dei bonus e dell’elemosina», chiedendo riforme strutturali e l’introduzione del salario minimo.
Rimane altissima anche la vulnerabilità dei nuclei familiari, in particolare quelli monogenitoriali: il 52% degli assistiti ha figli minori, per un totale di 147 mila bambini e ragazzi in ristrettezza economica. A completare questo quadro di emergenza è l’esclusione abitativa, che nel 2025 ha colpito il 34,9% delle persone: il 23,1% non ha un tetto o vive in sistemazioni di emergenza, mentre l’11,8% non riesce a pagare l’affitto e le bollette.

