Il 1° novembre si spegneranno per l’ultima volta i forni del panificio Serafin, storico presidio di qualità della panificazione trevigiana.
Tre generazioni si sono susseguite sul bancone dello storico locale fondato nel 1922. Tutto è cominciato con nonno Angelo Serafin, che al ritorno da Chicago avviò l’attività con la moglie. Poi la Grande Depressione, la Seconda Guerra Mondiale, la ripresa economica, il nuovo millennio, la fedeltà, tra gli altri clienti, anche del sindaco Gentilini.
Una storia scandita da sfornate mattutine, che hanno accompagnato la storia della Marca entrandone a far parte a pieno titolo. Un retaggio che il Comune ha riconosciuto ufficialmente in occasione del centenario, consegnando una targa a Roberto, che con la sua famiglia è l’attuale proprietario del locale e custode di un’eredità di farina e qualità artigianale.
Via Zermanesa piange la scomparsa di un pezzo di storia, che nei momenti più intensi impiegava 17 lavoratori, impegnati per 24 anni nella fornitura dell’ospedale Ca’ Foncello. Ora i tempi e il mercato sono cambiati: la Domanda dei consumatori è cambiata, i supermercati invadono gli spazi, e si fatica a trovare qualcuno a cui lasciare il testimone.
Per questo il panificio Serafin chiuderà i battenti, anche se Roberto non dimenticherà la sua professione: ha già dichiarato che si presterà come consulente e consigliere presso il gruppo dei panificatori, collaborando anche con l’istituto professionale di Lancenigo. Dopo 50 anni di lavoro, Roberto non può certo appendere il grembiule al chiodo in modo definitivo; ma non gli dispiacerebbe anche indossare, magari con più frequenza, il casco da motociclista.
Fonte: ilgazzettino.it

