Nel centro di Treviso, nel cuore della zona del mercato, è nato un progetto unico: Borgo Mazzini Cohousing, un’idea che risponde a un crescente bisogno di soluzioni abitative per la terza età che coniugano indipendenza e supporto costante. Questo cohousing, gestito dall’Istituto Israa, non è solo un luogo dove vivere, ma una vera e propria costruzione sociale, pensata per creare una comunità coesa, con servizi a portata di mano e un forte impegno nella cura della salute dei suoi residenti.
28 appartamenti per potenziali 40 posti, affitto che varia a seconda della metratura fra 800 e 1200 euro al mese, tutto compreso, dalle bollette all’assistenza. Basta premere un pulsante, parte l’allarme, il medico ha reperibilità costante, così anche gli oss. Ogni settimana ci sono attività: lezioni di yoga, presentazioni di libri, proposte di cene all’esterno, la riunione per il giornalino del cohousing. Ogni appartamento è connesso a una chat whatsapp con gli operatori di Israa, così che gli ospiti non siano mai soli. A breve distanza, il cohousing è vicino a tutti i servizi necessari per una vita serena, come negozi, mezzi di trasporto e strutture sanitarie.
Il progetto è concepito per coloro che, vivendo da soli, cercano una comunità in cui sentirsi supportati senza rinunciare alla propria autonomia. Gli ospiti del cohousing sono chiamati a partecipare attivamente alla vita comune, sia attraverso attività di gruppo che con piccoli gesti quotidiani, come chiedere al vicino se ha bisogno di qualcosa. È una risposta al senso di isolamento che spesso si prova nei condomini tradizionali.
L’interesse suscitato fin dalla sua inaugurazione è stato enorme. Nel 2018, infatti, la lista d’attesa per i 28 alloggi contava ben 350 richieste. Oggi, sebbene il ricambio di residenti sia lento, la lista è comunque lunga, con 100 domande attive. I futuri residenti vengono formati prima di entrare, per imparare a condividere e vivere la loro esperienza con gli altri in modo responsabile e solidale
«Nei nostri cohousing ci sono luoghi di ritrovo in cui si possono fare attività in comune – rileva il direttore Giorgio Pavan –. Accogliamo persone dai 65 agli 80 anni, singoli o coppie, che vogliono vivere in luoghi in cui si condivide una parte della propria vita mantenendo autonomia. Sono coloro che, vivendo soli, si chiedono: se mi succede qualcosa, cosa posso fare? Qui entrano in una filiera di servizi e una garanzia di salute».
«È questo il futuro della nostra società» ribadisce il presidente Mauro Michielon . L’invecchiamento è un mega-trend globale come l’immigrazione, il cambiamento climatico, l’urbanizzazione, la tecnologia (li ha sottolineati a più riprese anche l’Unione Europea). Insomma, fatte queste premesse può essere anche un bell’investimento immobiliare. «Questo servizio risponde a una domanda che c’è e cresce – continua Pavan -, potrebbe essere un affare, alcuni privati ci hanno provato ma non ha funzionato. Il cohousing prima di essere un’opportunità immobiliare è una costruzione sociale con una filiera sanitaria».
Fonte: Corriere del Veneto

