L’Amministrazione comunale di Treviso, guidata dal sindaco Mario Conte, ha fissato un ambizioso traguardo: raddoppiare il numero di studenti universitari entro il 2026, passando dagli attuali circa 3.500 a 6.000 iscritti. Un progetto che coinvolge le università di Padova e Ca’ Foscari di Venezia, con l’auspicio di un possibile ritorno anche dello IUAV.
L’impegno dell’Università di Padova
Oggi 2.081 sono gli iscritti dell’Ateneo patavino a Treviso, distribuiti tra Giurisprudenza e Medicina e Chirurgia. Le sedi si articolano tra l’Ospedale, San Leonardo e Chiesa Votiva, ma già dal 2025 si prevede l’apertura della Cittadella della Salute, seguita dall’intervento sull’ex caserma Salsa nel 2026, dove nascerà uno studentato con mensa e spazi comuni. Aumentano anche i numeri dei corsi: il solo Corso di Infermieristica è passato da 100 a 200 iscritti. L’università conferma l’intenzione di rafforzare la propria presenza, investendo su logistica, strutture moderne e servizi, come nuove aule, laboratori e aree di ristoro.
Ca’ Foscari: uno smart campus nel cuore della città
I primi corsi dell’ateneo veneziano in città sono arrivati nell’anno accademico 1993-94 e ad oggi sono circa 1500 gli studenti e le studentesse cafoscarini che frequentano la città, iscritti ai cinque corsi di studio del Centro Selisi – Scuola in Economia Lingue e Imprenditorialità per gli Scambi Internazionali, ovvero le lauree triennali in Commercio Estero e Turismo, e Mediazione Linguistica e Culturale, e tre corsi magistrali in Global Development and Entrepreneurship, Traduzione ed Interpretazione e la recente Biotecnologie per l’Ambiente e lo Sviluppo Sostenibile. Come già detto, questi corsi si collocano negli spazi di San Leonardo, ma anche di San Paolo, l’ex distretto militare (entrambi di Fondazione Cassamarca). A differenza di Padova, che avrà un campus “diffuso” nella città, l’ateneo veneziano ha firmato una convenzione trentennale per il recupero dell’ex Turazza, destinato a diventare un campus moderno e concentrato in 10mila mq. I primi studenti accederanno nel 2025, con il completamento previsto per il 2026.
IUAV: un ritorno possibile
L’Università IUAV, presente a Treviso dal 2000 al 2015, potrebbe tornare con nuove attività didattiche e di ricerca. Così del resto commenta (e conferma) il Rettore Benno Albrecht, partendo dal presupposto che Iuav non ha mai fatto mancare a Treviso la presenza di incontri, convegni ed esposizioni: “Da tempo si è aperto un proficuo dialogo con l’amministrazione perché Iuav sia di nuovo presente a Treviso con una serie di attività, dalla didattica alla ricerca e alla terza e quarta missione, che sono attualmente oggetto del confronto istituzionale”.
Servizi e accoglienza: le sfide della città
Questi ragazzi e ragazze, è evidente, a Treviso non dovranno solo frequentare le lezioni, ma anche studiare, dormire, mangiare, acquistare, socializzare, consumare cultura, vivere. Su questi temi abbiamo interrogato direttamente il sindaco, Mario Conte, l’architetto del progetto città universitaria. Partendo dall’accoglienza: “Uno spazio importante sarà l’ex Eca (Palazzo Moretti in via Isola di Mezzo, con lo spostamento della mensa solidale nei futuri spazi dell’ex macello comunale in via Castello d’Amore, ndR) per il quale abbiamo partecipato a un bando ministeriale per la realizzazione degli studentati, così come per la palazzina della caserma Salsa: entrambe le proposte sono state accolte e quindi si faranno con fondi statali”. La questione degli affitti è sotto la lente d’ingrandimento dell’amministrazione: “Stiamo monitorando e cercando delle soluzioni agevolative per chi darà risposta alle esigenze degli studenti, non solo in centro ma anche nei quartieri”. A proposito di spazi, il sindaco cita il previsto ampliamento della biblioteca ex Gil, il lavoro portato avanti sulle palestre e il complesso di San Paolo, “che ha un vincolo urbanistico su circa il 30% della proprietà che prevede spazi universitari, quindi in parte sarà ancora dedicato ai giovani”. Infine l’ipotesi di una Carta dello studente per i giovani che studiano a Treviso (ma anche per i giovani trevigiani che studiano altrove) con agevolazioni su librerie, cartolerie, cultura, trasporto pubblico, bike sharing, lavanderie ecc. “Ora ci stiamo concentrando su servizi, accoglienza e spazi – chiosa il sindaco – ma sappiamo che se vogliamo una comunità di giovani in città, di fatto una comunità nella comunità, dobbiamo adeguarci anche da altri punti di vista. Stiamo andando nella direzione di poter offrire quanti più servizi a chi sceglierà Treviso per il proprio percorso accademico”.
Il punto di vista degli studenti
Com’è studiare a Treviso? Lo abbiamo chiesto ad alcuni studenti e studentesse frequentanti o da poco laureati ai corsi di cui sopra. Il nodo centrale è quello degli spazi, di cui sostanzialmente tutti gli intervistati sentono la mancanza: “Le biblioteche sono poche e sempre stracolme, perché ci sono anche tanti studenti delle superiori” commenta Giorgia, studentessa di Infermieristica (UniPd) fresca di laurea, mentre Bianca, iscritta a Giurisprudenza (UniPd) è ancora più tranchant: “Non ci sono gli spazi sufficienti, soprattutto per lo studio individuale”. Si dividono sull’offerta culturale e di intrattenimento: c’è chi trova Treviso tranquilla e completa di tutto, con un’ampia offerta culturale, e chi lamenta la mancanza di luoghi e occasioni di socialità e aggregazione, “fondamentali per sentirsi parte di una comunità universitaria” spiega Ilaria, studentessa di Mediazione Linguistica e Culturale (UniVe). Poche anche le attività di approfondimento per gli studenti, segnala Giorgia, che il suo ateneo propone quasi esclusivamente nella “città madre”. Anche sulla mobilità sono d’accordo: si gira bene in bici, ma mancano i mezzi pubblici, soprattutto di sera; chi non è fuori sede ammette di usare molto la macchina per cercare cultura e intrattenimento serale in provincia (e spazi per lo studio di giorno).
Ma Treviso ha la stoffa per essere città universitaria? Da questo punto di vista risultano totalmente agli antipodi le esperienze di due studentesse fuori sede: per Elena, che frequenta la laurea magistrale in Traduzione ed Interpretazione (UniVe) e si è trasferita da Catania, “Treviso è quella bomboniera che a prima vista ti sembra perfetta, e che se sei piccolo/anziano o una famiglia ti calza al pennello, altrimenti sembra solo una città rimasta nel passato. Dopo tre anni ho visitato tutti i bar, pizzerie, gelaterie, parchi, mura, biblioteche e tutta la Restera in bici; i bar sono tantissimi, ma dopo un po’ ci si stanca a provarli poiché propongono tutti lo stesso copione; il famosissimo «mercolegin» qui non è così famoso né popolato, e i giovani sembrano essersi dileguati. Non c’è la possibilità nel fine settimana di spostarsi dopo le 20, non si riesce neppure a trovare una soluzione per portare i giovani in quei luoghi di ritrovo come per esempio la discoteca, il bowling o il cinema”. E non manca di citare le difficoltà sull’affitto e con gli affittuari. Diversa invece, dicevamo, l’esperienza di Erica, che si è trasferita da Terni per frequentare Infermieristica (UniPd), da cui si è recentemente laureata: “È stata un’esperienza molto positiva per me, Treviso a differenza di altre città è molto sicura, soprattutto nella zona centrale in cui vivevo. In questi anni ho girato spostandomi in bicicletta senza mai sentire il bisogno di portare su la macchina. Treviso non è una vera e propria città universitaria, ma ha il potenziale per diventarlo, soprattutto grazie alla sua estensione e a tutti i servizi presenti all’interno delle mura”. In effetti gli studenti sembrano cauti, ma speranzosi sulla prospettiva di un ampliamento della comunità universitaria e suggeriscono studentati per i fuori sede e l’erogazione di agevolazioni per renderla più attrattiva; ma soprattutto, luoghi e tempi di socialità: “Raddoppiare gli iscritti potrebbe rappresentare uno stimolo positivo per incrementare la vita universitaria – torna a ribadire Ilaria – sia a livello di miglioramento delle aule e di tutti gli spazi dedicati agli studenti, sia di rafforzamento della comunità universitaria locale, colmando quel vuoto nelle attività e nelle opportunità riservate agli studenti”. A patto, secondo Davide, studente di Medicina (UniPd), che la natura della città non ne venga stravolta: “Una delle cose che mi ha convinto a studiare a Treviso è il fatto che è una città vivibile, in particolare per i tirocini: qui credo di poter ancora essere seguito bene, mentre a Padova è più difficile”. Su questo ultimo punto, anche Erica concorda: “La cosa che più mi è piaciuta è sicuramente la dedizione di professori e tutor ai propri studenti, poiché essendo in numero minore rispetto ad altri corsi hanno potuto puntare alla qualità della formazione”.
Fonte: La Vita del Popolo

