Teatro Comunale di Treviso: in scena Il Flauto magico 

Dopo il successo di Madama Butterfly, la stagione lirica trevigiana ha regalato un nuovo, attesissimo appuntamento: venerdì 22 novembre, il Teatro Comunale ha ospitato una vibrante edizione del Flauto magico di Mozart, con la direzione musicale di Giuliano Carella alla guida dell’Orchestra di Padova e del Veneto e del coro lirico giovanile A.LI.VE di Verona. L’allestimento – firmato nella regia, nelle scene e nei costumi da Paolo Giani Cei – ha riscosso un pieno successo, registrando il tutto esaurito con settimane d’anticipo.

L’interpretazione di Carella ha privilegiato l’aspetto più drammatico della partitura, accentuando i forti contrasti tra bene e male, luce e tenebre, in un’ottica quasi manichea che ha dominato soprattutto il primo atto. Se da un lato questo approccio ha dato coerenza drammaturgica, esaltando l’elemento simbolico e massonico dell’opera (sottolineato anche dai costumi: bianco per Pamina, nero per i personaggi oscuri), dall’altro ha sacrificato parzialmente la dimensione fiabesca e fantastica, con il rischio di avvicinare l’opera mozartiana a un melodramma ottocentesco. Tuttavia, spiccavano per raffinatezza gli interventi del flauto e della celesta, capaci di evocare il mondo magico con finezza timbrica.

La compagnia di canto, composta in buona parte da vincitori del Concorso “Toti Dal Monte”, si è dimostrata all’altezza del compito. Il tenore Andrew Kim, nei panni di Tamino, ha esibito una voce potente e squillante, anche se talvolta eccessivamente esibita a discapito di un lirismo più intimo. Al contrario, Aitana Sanz ha incarnato una Pamina intensa e toccante, grazie a una voce morbida e ben modulata. Jerzy Butryn, nel ruolo di Sarastro, ha convinto per autorevolezza e profondità timbrica, rendendo con suggestione le sue due celebri arie.

Di grande impatto anche Maria Sardaryan come Regina della Notte: precisa, incisiva e vocalmente sicura, ha ricevuto meritati applausi per l’esecuzione delle impervie arie. Ottimo anche il trio delle Tre Dame – Vittoria Brugnolo, Daiana Aksamit ed Eleonora Filipponi – efficaci nell’interpretare la loro oscura ambiguità scenica. Rodion Pogosov, nei panni di Papageno, ha divertito il pubblico con una presenza scenica brillante e una voce corposa, pur penalizzato da un costume non in linea con il personaggio.

Decisamente riusciti anche i ruoli secondari, dalla simpatica Papagena di Anna Battaglia-Vedovato, al solenne Oratore di Alessandro Ravasio, fino ai due armigeri e ai tre fanciulli, tutti ben coordinati e musicalmente efficaci. Particolarmente coinvolgente l’aria corale O Isis und Osiris, tra i momenti più intensi del secondo atto.

Il pubblico ha accolto con entusiasmo l’intera rappresentazione, decretando il successo di un allestimento che ha privilegiato la forza del simbolismo e della tensione morale, in un’opera che continua a stupire per profondità e bellezza.

Fonte: Rivista Musica 

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