In un 2026 che vede le Dolomiti protagoniste della scena mondiale con le Olimpiadi invernali, Treviso sceglie di fermarsi a riflettere sulla fragilità e la memoria delle sue montagne. Inaugurata a Casa Robegan, la mostra CALAMITA/À propone un viaggio multidisciplinare che parte dalla cicatrice del disastro del Vajont per arrivare alle trasformazioni contemporanee del territorio montano.
Il progetto, nato nel 2013 a cura di Gianpaolo Arena e Marina Caneve, non è solo una commemorazione della tragedia del 9 ottobre 1963, ma una ricerca artistica a lungo termine. Dopo aver coinvolto oltre cinquanta autori, l’esposizione si focalizza oggi sui lavori di un nucleo ristretto di artisti (Arena, Caneve, Clanet, Deladerriere, Stavast e Stradtmann) che hanno indagato il rapporto tra uomo, natura e potere, nonché lo sfruttamento delle risorse energetiche.
L’allestimento si distingue per un suggestivo confronto visivo: le fotografie contemporanee realizzate nell’ultimo decennio dialogano con le immagini storiche dell’archivio della Fondazione Mazzotti, custodite dal FAST (Foto Archivio Storico Trevigiano).
L’assessore alla Cultura, Maria Teresa De Gregorio, ha sottolineato l’importanza dell’evento: «Questa mostra ci invita a guardare con maggiore consapevolezza il paesaggio che ci circonda e i cambiamenti che lo attraversano». L’iniziativa, realizzata dal Comune di Treviso e dalla Fondazione Mazzotti con il sostegno di Ascom, si inserisce perfettamente nel contesto olimpico, offrendo una chiave di lettura profonda e critica dell’identità alpina.

