Nella “madre di tutte le veglie”, celebrata tra i suggestivi riti della luce e del fuoco, Papa Leone XIV ha lanciato un potente appello all’umanità affinché non si lasci paralizzare dalle tenebre del presente. Davanti a circa 10.000 fedeli — 6.000 all’interno della Basilica di San Pietro e 4.000 in piazza — il Pontefice ha celebrato la risurrezione di Cristo come vittoria definitiva su ogni forma di morte e ingiustizia.
La celebrazione ha avuto inizio nel portico della Basilica con la benedizione del fuoco e l’accensione del Cero Pasquale, su cui il Papa ha inciso le cifre dell’anno corrente e i simboli dell’Alfa e dell’Omega. La luce, propagatasi nel buio del tempio al canto del Lumen Christi, è stata descritta dal Papa come una forza necessaria per «dissipare l’odio e piegare la durezza dei potenti», in un esplicito richiamo ai conflitti che insanguinano il pianeta.
Durante l’omelia, Leone XIV ha esortato i credenti a non avere paura di rimuovere quelle pietre che appaiono inamovibili e che chiudono l’uomo in moderni sepolcri: sfiducia, egoismo, rancore e chiusura tra le nazioni. «Non lasciamocene paralizzare!», ha gridato il Papa, invitando a dare vita a un mondo nuovo fondato sull’unità.
Segno concreto di questa speranza è stato il conferimento dei sacramenti dell’iniziazione cristiana (Battesimo e Cresima) a dieci catecumeni di varie nazionalità, un momento che ha ribadito la missione universale della Chiesa. La cerimonia si è conclusa con il gioioso risuonare dell’Exultet, l’inno che celebra il paradosso della storia in cui la morte non ha l’ultima parola, lasciando spazio a un orizzonte di concordia e pace.

