In occasione della Giornata Mondiale contro lo sfruttamento del lavoro minorile, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha rilasciato una dura e accorata dichiarazione. Il Capo dello Stato ha definito il fenomeno una «grave violazione dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza», ricordando che povertà, conflitti e disuguaglianze privano ancora milioni di giovani del diritto di studiare e di costruire un proprio futuro.
Obiettivo ONU fallito: i numeri del dramma
Il Presidente ha analizzato i dati globali degli ultimi venticinque anni. Nonostante il numero dei minori coinvolti sia sceso da 246 a 138 milioni dimostrando che il cambiamento è possibile, il traguardo fissato dall’Agenda 2030 – che prevedeva l’eliminazione totale del fenomeno entro il 2025 – non è stato raggiunto. Nel mondo ci sono ancora oltre 54 milioni di bambini costretti ad attività pericolose per la salute e la sicurezza.
La situazione in Italia e le nuove frontiere dello sfruttamento
Il problema non risparmia l’Europa e assume forme sommerse difficili da contrastare. Mattarella ha evidenziato come, anche in Italia, il lavoro minorile trovi terreno fertile nella dispersione scolastica, nelle vulnerabilità economiche e nelle nuove forme di sfruttamento legate alle piattaforme digitali. Una piaga che diventa drammatica nei casi di tratta, lavoro forzato, accattonaggio e abuso sessuale.
L’istruzione come scudo e prevenzione
Per sconfiggere questa realtà, l’unica vera risposta risiede nel welfare e nell’istruzione. «La scuola è il più efficace strumento di prevenzione, recupero, inclusione», ha spiegato il Capo dello Stato, chiedendo anche l’attivazione di sistemi di protezione e sostegno per le famiglie in difficoltà. Il monito presidenziale si chiude con un messaggio di speranza e responsabilità collettiva: «Ogni bambina e ogni bambino sottratti alla strada e allo sfruttamento, restituiti alla scuola, rappresentano una vittoria per la società».

