Nella terza tappa del suo lungo viaggio apostolico in Africa, Papa Leone XIV è atterrato a Luanda portando un messaggio di forte denuncia contro lo sfruttamento del continente e un appello al rinnovamento sociale attraverso la “virtù politica” della gioia. Nel suo primo discorso ufficiale, rivolto alle autorità e al corpo diplomatico dal palazzo presidenziale, il Pontefice ha subito condannato la “logica estrattivistica” che continua a considerare le regioni africane come territori da depredare.
Il Papa ha usato parole dure per descrivere la condizione di un’Africa troppo spesso guardata solo per «prendere qualcosa». Secondo Leone XIV, è necessario «rompere questa catena di interessi che riduce la realtà e la vita stessa a merce di scambio». Il grido d’allarme riguarda le catastrofi sociali e ambientali provocate dai «prepotenti» che mirano alle ricchezze materiali del Paese, imponendo un modello di sviluppo che discrimina ed esclude.
Davanti a una nazione che conta 20 milioni di cattolici, in gran parte giovani, il Papa ha definito l’Africa una «riserva di gioia e di speranza» per il mondo intero. La vera gioia, secondo il Pontefice, è lo strumento per liberarsi dall’alienazione e dal dominio di «despoti e tiranni» che cercano di rendere le anime passive e inclini all’inerzia. «Senza l’altro non c’è giustizia», ha ammonito il Papa, invitando le autorità a gestire i conflitti trasformandoli in percorsi di rinnovamento e ad anteporre sempre il bene comune a quello di parte.

